
Si è spento a Roma, all’età di cento anni, Cesare Ruperto, figura di riferimento della giurisprudenza italiana e presidente emerito della Corte costituzionale. La notizia della sua scomparsa segna la fine di un secolo di vita dedicato interamente al servizio delle istituzioni e della legalità. Ruperto non è stato soltanto un magistrato di altissimo profilo, ma un testimone diretto delle trasformazioni del diritto in Italia, mantenendo sempre un profilo di estrema sobrietà e un rigore intellettuale che lo ha reso stimato trasversalmente nel panorama politico e giuridico del Paese.
Un percorso professionale d’eccellenza
Nato a Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia, il 28 maggio 1925, Cesare Ruperto ha costruito la sua carriera partendo dai gradini più alti della magistratura ordinaria. Dopo aver ricoperto ruoli di grande responsabilità, ha concluso il suo percorso all’interno della magistratura di legittimità come presidente di sezione della Corte di Cassazione. Proprio la Suprema Corte, riconoscendone le doti umane e professionali, lo scelse il 16 novembre 1993 per ricoprire il ruolo di giudice costituzionale. Il suo giuramento avvenne pochi giorni dopo, il 3 dicembre, dando inizio a un mandato novegnale che lo avrebbe visto protagonista di alcune delle decisioni più delicate per l’assetto democratico dello Stato.
La presidenza della consulta
Il culmine della sua esperienza alla Corte costituzionale è arrivato il 5 gennaio 2001, quando è stato eletto presidente dell’organo di garanzia. Ruperto ha guidato la Consulta fino al 2 dicembre 2002, gestendo una fase storica complessa e garantendo sempre l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Durante il suo mandato, ha saputo interpretare la Costituzione con uno sguardo attento all’evoluzione della società, senza mai cedere a interpretazioni di parte. La sua presidenza è ricordata per la ferma difesa dell’autonomia dei giudici delle leggi e per la capacità di sintesi all’interno del collegio, doti che hanno consolidato il prestigio della Corte in anni di acceso dibattito politico.
Il ruolo nello scandalo Calciopoli
Nonostante una vita passata tra i codici dell’alta magistratura, il nome di Cesare Ruperto è rimasto impresso nella memoria collettiva anche per un incarico ricoperto dopo il pensionamento dalla Consulta. Nel 2006, in piena emergenza per lo scandalo che travolse il calcio italiano, fu chiamato a presiedere la Commissione d’Appello Federale della Figc. In quella veste, Ruperto emise la storica sentenza che decretò la retrocessione della Juventus in Serie B. Quella decisione rappresentò un momento di rottura senza precedenti nello sport nazionale, dimostrando come la sua integrità e la sua competenza fossero considerate una garanzia di imparzialità anche in ambiti diversi da quello puramente costituzionale.
L’omaggio delle istituzioni e i funerali
Il traguardo dei cento anni, raggiunto nel maggio del 2025, era stato celebrato con il massimo degli onori. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo aveva ricevuto personalmente al Quirinale, sottolineando il valore della sua eredità giuridica e il contributo fondamentale dato alla Repubblica. Quell’incontro è stato l’ultimo riconoscimento pubblico per un uomo che ha attraversato il Novecento con dignità e dedizione. La comunità civile e quella forense potranno dare l’ultimo saluto a Cesare Ruperto durante le esequie che si terranno lunedì 9 febbraio 2026, alle ore 12, presso la chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, luogo scelto per onorare la memoria di un servitore dello Stato che ha lasciato un segno indelebile nella storia del diritto italiano.


