
La partita sulla riforma della giustizia si riapre inaspettatamente nelle aule della Suprema Corte, rimescolando le carte a poche settimane dal voto. La Cassazione ha infatti dato il via libera al nuovo quesito per il referendum costituzionale, accogliendo la proposta avanzata dai comitati per il No. Questa iniziativa, nata dalla determinazione dei cosiddetti quindici «volenterosi» — un gruppo di giuristi coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi — ha raccolto oltre 500mila firme lo scorso gennaio con l’obiettivo esplicito di modificare la formulazione originaria del quesito, già approvata dal Parlamento. Una mossa tecnica che punta a rendere più esplicito ai cittadini l’impatto della riforma sulla Carta fondamentale, sostituendo una dicitura giudicata troppo generica con una decisamente più dettagliata.
Il nuovo quesito e le modifiche alla Costituzione
La precedente versione si limitava a chiedere un parere sul testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Con la decisione della Cassazione, la formulazione cambia radicalmente, richiamando direttamente i pilastri del nostro ordinamento che verrebbero toccati dalla riforma. Il nuovo quesito recita: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 100 comma 1 della Costituzione?».
Questa specifica citazione degli articoli coinvolti sposta il focus della campagna elettorale, rendendo centrale il dibattito sull’assetto del Consiglio Superiore della Magistratura e sulla nascente Corte disciplinare. Resta però il nodo della tempistica. Sebbene la modifica obblighi a una revisione della comunicazione istituzionale, la data del 22 e 23 marzo 2026 non sembra per ora traballare. Dal Quirinale trapela che le schede elettorali non sono state ancora stampate, il che faciliterebbe l’aggiornamento logistico senza necessità di rinvii.
Sulla questione è intervenuto Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato a “La Sapienza” ed ex parlamentare, favorevole al Sì, che invita alla prudenza in attesa del deposito dell’ordinanza: «Credo che la data del referendum non cambi: il referendum è già indetto per decreto, verrebbe solo aggiornato il quesito e non servirebbero altri decreti che ne posticiperebbero la data. Quindi il quesito cambia ma la data no». Ceccanti non esclude però possibili colpi di scena legali: «Non escluderei però che la questione potrebbe protrarsi qualora i promotori ritengano di chiedere di cambiare la data ricorrendo alla Consulta per conflitto di attribuzione. Anche in quel caso penso che però il ricorso non verrebbe ammesso».


