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Doppia tragedia a Montegrosso d’Asti: Zoe e Matilde amiche di infanzia morte a poche settimane di distanza

Pubblicato: 08/02/2026 17:42

L’articolo di cronaca riporta una vicenda drammatica che ha scosso profondamente la provincia di Asti, legando i destini di due giovani donne unite da un’infanzia condivisa e separate da morti violente avvenute a brevissima distanza temporale. Matilde Baldi e Zoe Trinchero non erano solo due coetanee nate e cresciute nello stesso contesto sociale, ma rappresentavano il volto pulito di una generazione che cercava il proprio futuro tra le colline del Monferrato. La loro scomparsa, avvenuta in circostanze diverse ma ugualmente brutali, ha trasformato il comune di Montegrosso d’Asti in un luogo simbolo del dolore collettivo, dove il silenzio delle strade riflette lo sconcerto di una comunità che fatica a trovare un senso logico a quanto accaduto.

Il tragico destino delle due amiche

Le vite di Matilde e Zoe si sono intrecciate fin da quando erano bambine, trascorrendo interi pomeriggi a giocare nello stesso cortile del caseggiato dove risiedevano le loro famiglie. Questa vicinanza ha creato un legame profondo che la sindaca di Montegrosso d’Asti, Monica Masino, ricorda con estrema commozione, descrivendo le due ragazze come solari e piene di vita. La prima a perdere la vita è stata Matilde Baldi, appena ventenne, vittima di un incidente stradale causato dalla follia della velocità lungo l’autostrada Asti-Cuneo. La ragazza si trovava in auto con la madre quando il loro veicolo è stato travolto da una Porsche che viaggiava a oltre duecento chilometri orari, trasformando un normale tragitto quotidiano in un massacro senza appello.

La violenza che spezza i sogni

A poche settimane di distanza da quel terribile scontro autostradale, la cronaca nera è tornata a colpire la stessa cerchia di affetti con l’omicidio di Zoe Trinchero. La diciassettenne è stata uccisa a Nizza Monferrato in un modo che lascia poco spazio all’immaginazione per la sua crudeltà. L’autore del delitto, che ha già confessato le proprie responsabilità, è Alex Manna, un giovane di venti anni che pure lui proveniva dalla medesima realtà di Montegrosso d’Asti. Zoe è stata prima picchiata e poi strangolata, per essere infine abbandonata nelle acque del Rio, in un tentativo di occultamento del cadavere che ha aggiunto orrore a una situazione già insostenibile per i familiari e per l’intera cittadinanza.

Una comunità ferita nel profondo

L’aspetto più sconcertante di questa doppia tragedia è il fatto che anche l’assassino di Zoe facesse parte dello stesso tessuto sociale. Alex Manna viveva a Montegrosso con i genitori e i fratelli, descritto dai conoscenti come un ragazzo dal carattere piuttosto ombroso e riservato. La sindaca Masino ha sottolineato quanto sia difficile per una piccola realtà accettare che il male possa nascere e crescere tra persone che si incrociano ogni giorno al bar o per strada. Il senso di colpa collettivo emerge nelle parole della prima cittadina, la quale si domanda come sia stato possibile non intercettare il disagio di un giovane uomo prima che questo esplodesse in una violenza così definitiva contro una sua amica d’infanzia.

In questo momento di estrema sofferenza, l’attenzione si sposta sulle tre famiglie devastate dagli eventi. Da una parte ci sono i genitori di Matilde, che dopo aver donato gli organi della figlia salvando quindici persone chiedono a gran voce che venga fatta giustizia per quella gara clandestina o folle corsa che ha distrutto la loro vita. Dall’altra parte c’è la famiglia di Zoe, che deve fare i conti con un femminicidio brutale e ingiustificabile. Infine, c’è la famiglia di Alex Manna, travolta dalla vergogna e dal dolore per un gesto che ha trasformato il loro figlio in un assassino. La sindaca, parlando anche come madre, ha evidenziato come il vuoto lasciato da queste giovani vite sia ormai incolmabile e come l’intero paese si senta ora più fragile e isolato.

La ricerca di risposte difficili

Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio delle ultime ore di Zoe e per definire le responsabilità penali del conducente della Porsche nel caso di Matilde. Restano però le domande senza risposta su una società che sembra incapace di proteggere i propri membri più giovani dalla violenza gratuita, sia essa legata all’incoscienza stradale o alla brutalità di un rapporto distorto. Montegrosso d’Asti si ritrova oggi a piangere due figlie che giocavano insieme e che, per un beffardo gioco del destino, hanno terminato il loro cammino quasi nello stesso momento, lasciando dietro di sé solo il ricordo delle loro risate che un tempo animavano i cortili del centro.

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