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“Ora vi dico tutto!”. Triplice omicidio a Roma: spunta il testimone chiave

Pubblicato: 30/06/2026 11:58

Le grandi operazioni di ricerca che seguono eventi di violenza estrema si sviluppano spesso su più livelli, tra controlli sul territorio, verifiche dei contatti personali e analisi dei movimenti nelle ore successive ai fatti. Quando un sospettato riesce a sottrarsi immediatamente alla cattura, le attività investigative si estendono rapidamente, coinvolgendo confini, segnalazioni dei cittadini e una rete di verifiche che non conosce interruzioni.

In questi casi, il lavoro degli investigatori si concentra non solo sulla localizzazione del fuggitivo, ma anche sulla ricostruzione del contesto che ha portato all’evento, attraverso testimonianze, elementi digitali e rapporti personali che possono risultare determinanti per comprendere la dinamica complessiva. È in questo quadro che si inserisce la caccia all’uomo in corso nella periferia nord-ovest della Capitale.
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La fuga dopo la strage a Casalotti

Sono trascorsi cinque giorni dalla strage di Casalotti, e di Shahadat Hossain, 43 anni, non ci sono ancora tracce. L’uomo è ricercato per l’uccisione di una famiglia avvenuta nella serata di venerdì, episodio che ha sconvolto la comunità locale e avviato una vasta operazione di ricerca su tutto il territorio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 43enne sarebbe fuggito immediatamente dopo il fatto, senza scarpe e dopo essersi liberato del cellulare, un dettaglio che viene considerato dagli inquirenti come possibile indicatore di una fuga pianificata più che improvvisata.

Nelle ore successive sono state attivate oltre settanta segnalazioni attraverso il numero dedicato della Questura, mentre le forze dell’ordine hanno predisposto posti di blocco, controlli negli scali e verifiche alle frontiere, nel tentativo di intercettare eventuali spostamenti del ricercato.

Le vittime e il sopravvissuto ricoverato al Gemelli

Nell’aggressione hanno perso la vita Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Hosnejahan Momotaj, 38 anni, e la figlia Arowa, di otto anni. Il secondo figlio della coppia, Amir, 20 anni, è rimasto gravemente ferito.

Il giovane è attualmente ricoverato al Policlinico Gemelli, dove si trova sotto protezione. Le sue condizioni restano serie, ma secondo quanto riferito dai sanitari mostrano segnali di miglioramento. La prognosi rimane comunque riservata e il suo eventuale contributo testimoniale è considerato dagli investigatori un elemento centrale per la ricostruzione dei fatti.

Le indagini e il ruolo della famiglia

Nell’ambito delle indagini coordinate dalla Squadra mobile, il fratello di Hossain è stato ascoltato per diverse ore dagli inquirenti. L’uomo, residente in Italia da alcuni anni, potrebbe aver fornito elementi utili alla ricostruzione dei movimenti del ricercato dopo la strage.

Secondo quanto emerge, tra le persone sentite dalla polizia appartenenti alla comunità bangladese, si registrerebbe una certa reticenza nel fornire informazioni, mentre il fratello del sospettato risulterebbe l’unico ad aver collaborato in modo concreto.

Le ipotesi sul movente e la pista delle estorsioni

Accanto all’ipotesi iniziale di un possibile movente passionale, legato al rifiuto della moglie di Kamal nei confronti di Hossain, gli investigatori stanno valutando anche una seconda pista.

La Squadra mobile, guidata dal dirigente Roberto Pititto, sta infatti approfondendo la possibilità di una vendetta maturata nell’ambito di un giro di estorsioni, con possibili collegamenti anche al Bangladesh. Secondo quanto riferito, lo scorso anno il padre di Kamal avrebbe ricevuto una lettera contenente richieste di denaro e gioielli, accompagnata da minacce rivolte ai familiari residenti a Roma.

Gli investigatori stanno inoltre analizzando la posizione pubblica del ricercato, che sui social si sarebbe presentato come rappresentante a Roma del Partito Nazionalista del Bangladesh, arrivando a definirsi in passato come responsabile dell’organizzazione. Elementi che vengono ora incrociati con la rete di contatti e con eventuali spostamenti successivi alla fuga.

Non si esclude che Hossain possa aver tentato di lasciare l’Italia per raggiungere la moglie e i figli residenti in Inghilterra, eventualmente attraversando confini con l’aiuto di contatti ancora da identificare.

Carabinieri sul luogo di un intervento

Il contesto umano e la comunità sotto shock

Tra gli elementi che emergono dalla ricostruzione della vicenda, vi è anche un dettaglio che restituisce la complessità dei rapporti tra vittima e sospettato: era stato infatti proprio Kamal Uddin Babul ad aver aiutato Hossain trovandogli un posto letto in un appartamento situato a poche centinaia di metri dalla sua abitazione.

Le autopsie e la risposta del quartiere

Le salme delle tre vittime sono state affidate alla sezione di medicina legale dell’Università Cattolica. L’incarico per le autopsie è atteso in tribunale nei prossimi giorni, elemento che potrà fornire ulteriori dettagli utili alle indagini.

Intanto il quartiere di Casalotti si prepara a una serata di raccoglimento. È prevista una veglia di preghiera nella parrocchia di Santa Rufina, seguita da una fiaccolata con partenza da piazza Ormea, nel cuore della zona dove si è consumata la tragedia.

La comunità locale resta scossa, mentre prosegue senza sosta la caccia a Shahadat Hossain, ancora irreperibile a cinque giorni dalla strage.

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