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Trovato morto su una panchina: la famiglia chiede chiarezza

Pubblicato: 12/02/2026 20:31

Non era un senza fissa dimora, ma un lavoratore con una casa e un progetto di vita. Si chiamava Azat Tashbayev, aveva 42 anni e viveva in un appartamento in via Milano a Brescia. È stato trovato senza vita lo scorso 6 febbraio su una panchina di un parco cittadino.

Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento si era ipotizzato che potesse trattarsi di un clochard, ma la famiglia ha voluto precisare che l’uomo lavorava come piastrellista, aveva una casa e non conduceva una vita di stenti. Secondo quanto ricostruito dai familiari, poco prima di morire avrebbe passeggiato con un amico in corso Garibaldi.

Ora i parenti annunciano l’intenzione di presentare un esposto in Procura per fare piena luce sulle circostanze del decesso e, in particolare, sui tempi di intervento dei soccorsi.

Il racconto del testimone

A sollevare dubbi sarebbe la testimonianza di un giovane residente nella zona. Poco dopo mezzanotte avrebbe notato il 42enne “riverso in modo anomalo” sulla panchina. Insospettito dalla posizione del corpo, si sarebbe recato al comando della Polizia locale per segnalare quanto visto. Tornando a casa e ripassando successivamente nello stesso punto, avrebbe trovato l’uomo ancora nella medesima posizione, senza – a suo dire – alcun intervento.

La Polizia locale sostiene di aver trasmesso tutte le informazioni con la massima trasparenza. Il testimone avrebbe anche registrato un video, poi consegnato ai carabinieri, per documentare quanto osservato.

I sanitari del 118 sarebbero intervenuti solo in un secondo momento, su segnalazione di altri residenti. All’arrivo dell’ambulanza e dell’automedica, per il 42enne non c’era ormai più nulla da fare: il personale sanitario ha potuto soltanto constatare il decesso.

L’autopsia e le domande della famiglia

Sul corpo è stata disposta l’autopsia, che dovrà chiarire le cause della morte. Secondo la famiglia, l’uomo potrebbe aver avuto un malore e resta da capire se un intervento più tempestivo avrebbe potuto cambiare l’esito.

Arrivato in Italia il 16 gennaio scorso, Tashbayev aveva trovato lavoro e stabilità a Brescia dopo un periodo difficile. I familiari lo descrivono come una persona serena, fiduciosa nel futuro, circondata da amici e affetti. Ora chiedono risposte per comprendere se quella tragedia potesse essere evitata.

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