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Ucciso l’ultras della Lazio “La Iena”, fermato un amico: ipotesi lite finita nel sangue

Pubblicato: 13/02/2026 22:41

La cronaca nera torna a scuotere la provincia di Viterbo con un episodio di estrema violenza che ha coinvolto figure note nell’ambiente del tifo organizzato laziale. Nella serata del 13 febbraio 2026, la tranquillità del quartiere Santa Lucia è stata bruscamente interrotta da un evento tragico che ha portato alla morte di Giovanni Bernabucci, un uomo di cinquantuno anni conosciuto da molti con il soprannome di La Iena. L’omicidio si è consumato all’interno di un’abitazione situata in via Strada Santa Barbara, trasformando un normale venerdì sera in una scena del crimine complessa e drammatica che ha richiesto l’intervento immediato delle massime autorità inquirenti della zona.

Una lite finita nel sangue

La ricostruzione iniziale dei fatti suggerisce che la tragedia sia scaturita da un violento alterco scoppiato tra le mura domestiche. La vittima non si trovava in compagnia di estranei, bensì insieme a un uomo che considerava un amico e vicino di casa. Entrambi condividevano una profonda passione per la Lazio e frequentavano abitualmente il settore della Curva Nord allo stadio Olimpico. Tuttavia, il legame di amicizia e la fede calcistica comune non sono bastati a frenare l’escalation di rabbia che ha portato l’aggressore a impugnare un’arma da taglio. Bernabucci è stato raggiunto da diversi fendenti che non gli hanno lasciato scampo, rendendo vano ogni tentativo di soccorso.

Il ritrovamento del presunto assassino

Quando gli agenti della squadra mobile sono giunti sul luogo del delitto, si sono trovati di fronte a una situazione inquietante. Il presunto omicida era ancora presente all’interno dell’appartamento, ma appariva in un profondo stato confusionale, al punto da non riuscire a fornire una versione coerente di quanto appena accaduto. Secondo le prime valutazioni effettuate dal personale sanitario del 118, lo stato di alterazione dell’uomo potrebbe essere stato causato dall’assunzione di sostanze stupefacenti, un dettaglio che aggiungerebbe un ulteriore tassello di degrado a questa triste vicenda. L’uomo è stato immediatamente fermato e posto sotto stretta osservazione medica e giudiziaria.

Data la gravità dell’evento e il profilo della vittima, le operazioni di rilievo sono state condotte con estrema meticolosità. Sul posto sono intervenuti non solo gli esperti di Viterbo, ma anche i tecnici della polizia scientifica di Roma, chiamati per supportare le indagini con attrezzature avanzate. Ogni centimetro dell’abitazione di via Strada Santa Barbara è stato setacciato alla ricerca di prove biologiche, impronte e della presunta arma del delitto. Il coordinamento delle attività è stato assunto personalmente dalla pubblico ministero Veronica Bonocore e dal procuratore capo di Viterbo, Mario Palazzi, i quali hanno presieduto il sopralluogo per garantire che ogni elemento utile alle indagini venisse repertato correttamente.

Un movente ancora da chiarire

Nonostante il fermo del sospettato, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle reali motivazioni che hanno innescato la furia omicida. Si scava nel passato dei due uomini per capire se esistessero attriti pregressi legati a questioni personali, debiti o dinamiche interne al mondo del tifo. Al momento non si esclude alcuna pista, anche se l’ipotesi della lite scaturita per futili motivi e degenerata a causa del consumo di droghe resta la più accreditata nelle prime ore successive al fatto. La comunità locale e gli esponenti della tifoseria laziale attendono ora i risultati dell’esame autoptico e l’esito del primo interrogatorio ufficiale per fare luce sulla scomparsa di una figura iconica come quella di Bernabucci.

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