
La presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al plenum ordinario del Consiglio superiore della magistratura ha provocato immediate reazioni politiche. Un gesto definito da molti “senza precedenti” per una seduta ordinaria, che ha riacceso il dibattito sul clima dello scontro referendario sulla giustizia.
Al centro dell’attenzione anche le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, tra i protagonisti delle polemiche delle ultime settimane.
Nordio: «Mi adeguerò alle parole del presidente»
«Le parole di Mattarella? Mi adeguerò, ovviamente», ha dichiarato Nordio, assicurando di voler essere “il più possibile aderente” al richiamo del capo dello Stato. Il ministro ha precisato che alcune espressioni utilizzate nei giorni scorsi non erano sue, ma citazioni di parole altrui, e ha auspicato l’apertura di una fase di “dialogo costruttivo” sul merito della riforma.
Nordio ha ribadito che esistono ragioni per criticare la riforma, ma anche motivi solidi per sostenerla, invitando a spostare il confronto sui contenuti e ad abbassare i toni.
Il centrodestra: «Serve dialogo, non scontro»
Dal centrodestra sono arrivati segnali di condivisione dell’invito del presidente. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha sottolineato la necessità di evitare scontri tra istituzioni e di confrontarsi nel merito della riforma, denunciando un clima da “campagna elettorale permanente” che alimenta sfiducia.
Il segretario nazionale dell’Udc Antonio De Poli ha parlato di un momento in cui la politica deve ascoltare il richiamo del capo dello Stato e spiegare ai cittadini i contenuti del referendum senza ricorrere a linguaggi delegittimanti.
Per il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), la separazione delle carriere rappresenta un passaggio epocale e costituzionale, non una riforma di parte. Anche per lui i toni andrebbero abbassati per evitare “sciabolate” tra opposti schieramenti.
Le opposizioni: «Atto di grande rilievo istituzionale»
Dal centrosinistra e dalle opposizioni il gesto di Mattarella è stato letto come un segnale forte. Angelo Bonelli (Avs) ha definito la decisione di presiedere il plenum un atto di grande rilievo istituzionale, sottolineando il richiamo al “rispetto vicendevole” tra le istituzioni dopo attacchi ritenuti gravi nei confronti del Csm.
Il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia ha evidenziato che il Csm è un organo di autogoverno con rilievo costituzionale e che non è un caso se, per la prima volta in undici anni, il capo dello Stato abbia sentito la necessità di presiederne una seduta ordinaria.
Per Giuseppe Conte, leader del M5S, la presenza di Mattarella ha un alto valore simbolico e rappresenta un invito esplicito a rispettare l’autogoverno della magistratura e a riportare il confronto referendario su un piano di serenità e informazione corretta ai cittadini.
Il richiamo del presidente ha dunque trovato un consenso trasversale sulla necessità di abbassare i toni. Resta da vedere se, nel pieno della campagna referendaria, l’appello alla misura riuscirà davvero a raffreddare lo scontro politico.


