
Tra gli ulivi che guardano l’Adriatico, in una zona verde alla periferia nord di Vasto, sorge una casa accoglienza per minori fuori famiglia che da mesi è al centro di un acceso confronto pubblico. Qui vivono Catherine e i suoi tre figli, ospitati in una struttura che accoglie complessivamente altri cinque minorenni. Un luogo immerso nel silenzio della collina, con ampi spazi esterni e stanze colorate, ma finito sotto i riflettori per le parole pronunciate dalla madre, che ha definito la comunità una “prigione”.
Nel giardino interno ci sono un’altalena, un cavalluccio, una rete da pallavolo pronta per la bella stagione. I bambini giocano, imparano, seguono attività organizzate dalle educatrici. Eppure, attorno alla vicenda, si è creata una pressione mediatica e sociale che ha inciso sulla quotidianità dei piccoli. “Non riusciamo a varcare il cancello con loro”, spiegano dalla struttura, riferendosi agli insulti e alle minacce ricevute anche sui social. Una situazione che ha portato a ridurre le attività esterne per i tre fratelli.
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La vita quotidiana nella struttura
La comunità di via Incoronata è ospitata in un ex edificio di ispirazione cattolica, oggi riconvertito in struttura educativa residenziale. Al terzo piano si trova l’appartamento di circa ottanta metri quadrati destinato alla madre, dotato di doppio balcone. Al piano terra, invece, la cameretta dei tre bambini: tre lettini allineati, armadietti personali e una scrivania condivisa. La porta non è chiusa a chiave, ma per ragioni di sicurezza è stato limitato l’accesso autonomo ai piani superiori.
La responsabile della struttura, la psicologa Lucia Fiorillo, sottolinea come i bambini si siano integrati con gli altri ospiti. Anche l’ex presidente della Fondazione, l’avvocata Raffaella Valori, respinge con fermezza la definizione di “prigione”, parlando di un termine percepito come lesivo nei confronti di chi lavora ogni giorno con professionalità.

Organizzazione, costi e personale
All’interno operano tredici lavoratori, tra cui sei educatrici, con turni strutturati per garantire assistenza costante. La retta giornaliera per madre e figli ammonta a 244 euro, coperta dal Comune di Palmoli. Tuttavia, come ricorda il consigliere Michele Lalla, le rette coprono soltanto una parte delle spese complessive, mentre il resto viene sostenuto dalla Fondazione attraverso altre entrate.
La comunità può accogliere fino a dodici minori. Attualmente esiste anche una lista d’attesa per l’unico appartamento destinato alle madri. L’inserimento di Catherine e dei figli è stato autorizzato in via eccezionale con pernotto della madre, in un percorso definito temporaneo e soggetto a valutazioni periodiche.

Progetti educativi e prospettive future
Le giornate dei bambini sono scandite da attività educative, momenti di studio e gioco. Un’insegnante in pensione tiene lezioni mattutine dal lunedì al giovedì. I piccoli hanno iniziato a scoprire nuovi passatempi, dai giochi da tavolo ai pattini, in un ambiente che punta a ricostruire stabilità e fiducia.
“Lavoriamo per favorire il rientro in famiglia quando possibile”, spiegano dalla direzione, precisando che ogni progetto viene seguito con relazioni dettagliate e tempi di osservazione adeguati. In alcuni casi i minori sono rimasti per anni, accompagnati fino alla maggiore età e oltre. Non mancano storie di riscatto, come quella di un giovane accolto a quattro anni e laureatosi di recente.
Gli operatori respingono con decisione le accuse di speculazione economica e parlano di un clima ostile che rischia di danneggiare le famiglie fragili e l’intero sistema di accoglienza minorile. “Non siamo una prigione”, ribadiscono, sottolineando l’impegno quotidiano nel garantire tutela, crescita e dignità ai minori ospitati.
La vicenda continua a suscitare attenzione e interrogativi, mentre la comunità di Vasto prosegue la propria attività educativa tra silenzio, polemiche e la volontà dichiarata di proteggere i più piccoli.


