
Certe notizie arrivano come un colpo secco, di quelli che spengono per un attimo il rumore di fondo dell’attualità. Nel mondo della politica italiana si piange la scomparsa di un volto che ha attraversato stagioni decisive, tra palazzi, mediazioni e scelte di governo.
È morto a 86 anni Bruno Landi, figura di lungo corso delle istituzioni: due volte presidente della Regione Lazio e poi deputato. Un addio che chiude un capitolo importante della vita pubblica italiana, in particolare per chi ha vissuto da vicino gli anni Ottanta e Novanta.
Il ricordo che arriva dal Lazio
Il triste annuncio è stato diffuso domenica 22 febbraio dal capogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio, Giorgio Simeoni, che lo ha salutato con parole di stima e affetto. Il tono è quello di chi non ricorda solo un avversario o un alleato, ma una presenza capace di lasciare tracce umane oltre che politiche.
“Prezioso amico, dall’acuta intelligenza e straordinaria abilità di mediazione. La sua lunga militanza pubblica, contrassegnata da anni di impegno istituzionale e politico, resterà nella memoria di chi ha condiviso con lui la passione per la cosa pubblica. Sono certo che il contributo che ha dato negli anni, a livello regionale e nazionale, rimarrà indelebile. Mi resta certamente la sua preziosa amicizia, la sua intelligenza acuta, la sua straordinaria abilità nella mediazione. In questo momento di dolore mi stringo a Cristina e ai suoi cari”.

Chi era Bruno Landi: una carriera tra Regione e Parlamento
Originario di Capalbio, in Toscana, Bruno Landi è stato uno storico esponente del Partito socialista italiano. Il suo nome resta legato soprattutto al Lazio: per due mandati ha guidato la Regione, alla Pisana, dal 1983 al 1990.
Dopo l’esperienza alla guida della Regione, Landi è stato eletto deputato della Repubblica, portando il suo impegno anche a livello nazionale. Un passaggio che, per molti osservatori, racconta l’evoluzione tipica di una politica fatta di territori, relazioni e responsabilità istituzionali.

Gli anni in Parlamento e la stagione di Mani Pulite
La parentesi parlamentare di Bruno Landi si è collocata in uno dei momenti più delicati della storia repubblicana. Rimase infatti in Parlamento tra il 1992 e il 1994, nel pieno degli anni dello scandalo “Mani Pulite”.
Fu una stagione capace di spostare gli equilibri politici e di ridisegnare l’Italia istituzionale: un periodo che aprì la strada alla vittoria di Forza Italia e all’elezione di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. Nel racconto della sua carriera, quel biennio resta un punto di svolta storico, prima ancora che personale.

La vicenda giudiziaria e l’assoluzione
Nel 2014 Bruno Landi venne arrestato insieme a Manlio Cerroni nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. Una pagina complessa, che ha inevitabilmente segnato la percezione pubblica della sua figura in quegli anni.
La vicenda si è conclusa quattro anni dopo con l’assoluzione di entrambi, chiudendo quel capitolo sul piano giudiziario. Un passaggio che, nel bilancio finale, completa una traiettoria fatta di successi istituzionali, fasi turbolente e un ritorno alla chiarezza dei fatti.
Funerali il 24 febbraio: l’ultimo saluto
I funerali di Bruno Landi si terranno il 24 febbraio alle ore 11 nella chiesa di San Giovanni Battista de La Salle. Sarà il momento dell’ultimo saluto, tra chi lo ha conosciuto nei corridoi della Regione e chi lo ha seguito negli anni più intensi della politica nazionale.
Oggi, nel ricordo che emerge con più forza, resta il tratto che molti gli riconoscono: la capacità di mediazione. In tempi in cui la politica brucia spesso in fretta, la sua storia riporta alla memoria un’epoca in cui i percorsi erano lunghi, stratificati, e il peso delle istituzioni si misurava anche nella pazienza delle relazioni.


