
Un caso di grande clamore sta scuotendo Milano dopo il fermo dell’assistente capo della Polizia di Stato, Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario ai danni di Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio a Rogoredo. L’agente, conosciuto come “Luca”, è stato fermato dai colleghi su disposizione della Procura di Milano a seguito di una svolta nelle indagini, che hanno evidenziato gravi elementi di responsabilità.
Il provvedimento cautelare si fonda su tre esigenze principali: il pericolo di reiterazione del reato, ossia la possibilità che l’agente possa compiere ulteriori atti violenti; il rischio di inquinamento probatorio, e il pericolo di fuga, anche per via delle disponibilità abitative di Cinturrino. Tutte queste circostanze hanno reso necessaria la richiesta di misura in carcere, avanzata dalla Squadra Mobile di Milano sotto il coordinamento del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia.
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Indagini sul movente e profilo di pericolosità
Gli investigatori stanno ricostruendo il movente dell’omicidio, che secondo le prime risultanze riguarda un presunto conflitto tra l’agente e la vittima, considerata un pusher. “Ce l’aveva con lui”, emerge come sintesi degli accertamenti, indicando un chiaro obiettivo dell’agente nei confronti di Mansouri.
Dagli accertamenti è emerso anche un profilo di pericolosità molto elevato del poliziotto 42enne, descritto come inatteso vista la sua reputazione di agente preparato e attento. Le indagini comprendono anche un’analisi delle disponibilità economiche di Cinturrino e di alcune operazioni sospette, con ipotesi di richieste di pizzo a pusher e tossicodipendenti nel periodo precedente all’omicidio.

Dettagli sul fermo e prove raccolte
Il fermo del poliziotto si basa sul pericolo di fuga e sarà seguito dall’inoltro della richiesta di convalida all’ufficio gip, che fisserà l’udienza di interrogatorio. La Questura di Milano ha sottolineato che un elemento chiave per il fermo è stato accertare che, nel momento in cui Mansouri è stato colpito, “la vittima non impugnava alcuna arma, che è stata portata e posta accanto al corpo in una fase successiva”.
Oltre al fermo di Cinturrino, sono in corso perquisizioni domiciliari presso l’abitazione della compagna del 42enne, una portinaia residente in un palazzo Aler in via Mompiani, zona Corvetto. Secondo alcune testimonianze da verificare, l’agente, conosciuto localmente come Luca, avrebbe permesso ad alcuni spacciatori di smerciare droga indisturbati in cambio di pagamenti irregolari. Da qualche giorno l’abitazione risulta vuota, ma le autorità stanno completando accertamenti su eventuali prove e documenti rilevanti.

Implicazioni e prossimi sviluppi
Il caso solleva interrogativi sul comportamento di un agente della Polizia di Stato e sull’eventuale corruzione legata a traffici di droga in zona Rogoredo. La vicenda è seguita con grande attenzione sia dalla magistratura che dai media, in quanto tocca questioni di sicurezza pubblica, integrità delle forze dell’ordine e responsabilità individuale.
Le indagini proseguono a ritmo serrato per chiarire le dinamiche dell’omicidio e verificare eventuali connessioni con altre attività illecite. La Procura di Milano, attraverso il lavoro della Squadra Mobile, dovrà fornire elementi sufficienti al gip per la decisione sulla misura cautelare definitiva, mentre le perquisizioni potrebbero portare alla luce nuovi riscontri sull’operato dell’assistente capo.
Il caso rappresenta un punto critico nella gestione della sicurezza urbana a Milano, con implicazioni anche per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni di polizia e nella giustizia. Le autorità insistono sulla necessità di attendere gli sviluppi giudiziari, mentre l’opinione pubblica segue con attenzione ogni aggiornamento.


