
C’è qualcosa di profondamente stonato in quello che è appena accaduto sul palco dell’Ariston. Carlo Conti accoglie una donna di 105 anni per celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana, un momento solenne, carico di memoria e di simboli. E alle sue spalle, in grafica, compare la scritta sbagliata: “Repupplica”.
Non un dettaglio marginale, non un refuso in sovrimpressione durante un collegamento secondario. Ma l’errore sulla parola che più di tutte rappresenta la nostra identità istituzionale, nel momento in cui si ricorda il Referendum del 1946, davanti a milioni di telespettatori.

È uno scivolone clamoroso. Non per il singolo errore di battitura – che può capitare a chiunque – ma per il contesto. Quando si mette in scena la memoria civile del Paese, quando si parla di storia, di democrazia, di voto, la forma è sostanza. La precisione è rispetto.
Sanremo è la vetrina più grande della televisione italiana. Non è accettabile che proprio lì, in un momento di celebrazione della Repubblica, la Repubblica venga scritta male. È un inciampo che fa rumore. E che lascia l’amaro in bocca.


