
Il capo della Polizia dispone l’immediato avvio dell’iter per la destituzione di Carmelo Cinturrino. La decisione arriva dopo il fermo del funzionario ed è stata resa nota da Vittorio Pisani in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Una presa di posizione netta, che segna una linea di rigore interno e che interviene prima ancora di un eventuale sviluppo definitivo sul piano penale.
Secondo quanto dichiarato dal numero uno della Polizia di Stato, è stato dato mandato al questore di Milano di nominare un funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare finalizzato alla destituzione. Una scelta che rompe con la prassi consolidata, che in genere prevede di attendere almeno il rinvio a giudizio prima di assumere provvedimenti così drastici.
Intanto, gli inquirenti hanno sequestrato nella sua casa a Carpiano 5mila euro e Vittorio Pisani, capo della polizia di Stato, ha dato disposizione al questore di Milano Bruno Megale di avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione.
Leggi anche: Pusher ucciso a Milano, arrestato per omicidio volontario il poliziotto Carmelo Cinturrino: “Può uccidere ancora, profilo pericoloso e inquietante”
Destituzione immediata e procedimento disciplinare
Nell’intervista, Pisani chiarisce le ragioni della decisione, sottolineando come, a suo giudizio, la vicenda presenti elementi di particolare evidenza e gravità. «Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica», afferma, spiegando perché in questo caso non si sia voluto attendere l’evoluzione del procedimento penale.
Il capo della Polizia evidenzia la differenza tra i tempi della giustizia ordinaria e quelli dell’azione interna all’amministrazione: il processo penale segue dinamiche complesse e spesso lunghe, mentre l’azione disciplinare deve essere tempestiva per mantenere efficacia e credibilità. Ritardare un intervento, in casi ritenuti così gravi, rischierebbe di svuotarne il significato.
La decisione assume un valore simbolico oltre che operativo: ribadire che la responsabilità interna e il rispetto delle regole rappresentano un cardine irrinunciabile per chi indossa la divisa.

I fatti di Rogoredo e le verifiche interne
Un passaggio centrale dell’intervista riguarda i fatti avvenuti a Rogoredo, su cui l’indagine è ancora in corso. Pisani richiama la necessità di fare piena luce non solo sulla posizione del funzionario fermato, ma anche su quella di altri operatori coinvolti.
In particolare, non si escludono ulteriori contestazioni sul piano giuridico che potrebbero aggiungersi alle ipotesi di favoreggiamento e omissione di soccorso. Per questo motivo, l’attività ispettiva verrà estesa all’intero commissariato, in coordinamento con l’autorità giudiziaria. Un approfondimento che punta a verificare eventuali responsabilità diffuse e a chiarire ogni passaggio operativo.
Il rafforzamento delle verifiche interne rappresenta un segnale di attenzione verso la trasparenza e la correttezza dell’azione di polizia, soprattutto in contesti delicati e ad alta esposizione pubblica.

Il tema dello scudo penale
Nel corso dell’intervista al Corriere, Pisani affronta anche la questione dello scudo penale per le forze dell’ordine, ipotizzando che una diversa cornice normativa non avrebbe inciso sull’accertamento dei fatti di Rogoredo. Secondo il capo della Polizia, in quel contesto non appariva evidente la necessità di fare uso delle armi.
La norma in discussione, precisa, non configurerebbe un’immunità, ma una modifica procedurale valida non solo per gli operatori di polizia, bensì per tutti i cittadini. L’eventuale previsione di tempi rapidi entro cui il pubblico ministero debba valutare l’esistenza di una causa di giustificazione potrebbe, a suo avviso, risultare positiva anche sotto il profilo organizzativo, consentendo decisioni più tempestive sull’impiego del personale coinvolto.
Le parole di Pisani tracciano una linea chiara: rigore disciplinare, collaborazione con la magistratura e nessuna zona d’ombra nei comportamenti interni. In attesa che l’inchiesta giudiziaria definisca responsabilità e profili penali, l’amministrazione sceglie la strada dell’immediatezza, ritenendo prioritaria la tutela dell’immagine e dei valori della Polizia di Stato.


