
Quarta serata del Festival dedicata ai duetti e alle cover. Tutti e 30 i cantanti in gara si esibiscono insieme agli ospiti scelti. Al termine sarà proclamato un vincitore di serata, ma i risultati non incideranno sulla classifica finale.
Elettra Lamborghini e Las Ketchup – Asereje
Una di quelle operazioni talmente sopra le righe da fare il giro completo. Ultrapop anni Duemila, coreografia inclusa. Imparare le “manine” era forse missione impossibile, ma il divertimento non è mancato.
Voto: 6
Eddie Brock e Fabrizio Moro – Portami via
Un classico di Moro riproposto senza particolari reinvenzioni. Molto cuore, orchestra presente, amicizia sincera. Pulito, ma poco sorprendente.
Voto: 6
Mara Sattei e Mecna – L’ultimo bacio
Al capolavoro di Carmen Consoli Mecna aggiunge le sue rime. Formula già vista in serata, ma qui funziona: Sattei resta sobria, voce centrata e controllata.
Voto: 6.5
Patty Pravo e Timofej Andrijashenko – Ti lascio una canzone
Scelta di basso profilo vocale per Patty, che lascia spazio al ballerino. L’originale di Paoli e Vanoni è intoccabile, ma il carisma non manca.
Voto: 6
Levante e Gaia – I maschi
In questo gioco di trasgressione leggera, Levante domina. Arrangiamento trascinante, Gaia segue con qualche incertezza. Gianna Nannini avrà sorriso.
Voto: 8
Malika Ayane e Claudio Santamaria – Mi sei scoppiato dentro il cuore
Santamaria sorprende, canta quasi più di lei. La sfida era rischiosa, ma il risultato è credibile e divertito.
Voto: 7
Bambole di Pezza e Cristina D’Avena – Occhi di gatto
Tornano le Bambole: volume a duemila, energia pura. Cartoon e Led Zeppelin nello stesso frullatore. Rock’n’roll vero, senza compromessi.
Voto: 8.5
Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – Su di noi
Non un’idea, ma una visione. Rap, ultrapop e tromba jazz che si incontrano in un cortocircuito potente. Un gigantesco no alla guerra.
Voto: 8.5
Tommaso Paradiso e gli Stadio – L’ultima luna
Versione rispettosa, ma in crescendo. La presenza degli Stadio aggiunge peso specifico. Intenzione sincera, risultato coinvolgente.
Voto: 8
Michele Bravi e Fiorella Mannoia – Domani è un altro giorno
La canzone è già un monumento. Fiorella non tradisce mai, Bravi trova il giusto registro. Passione e misura.
Voto: 7+
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – Vita
Poi arriva papà Morandi e tutto cambia. Riunione di famiglia nel nome di Dalla. Pietro rappa, canta, si emoziona. Evento vero.
Voto: 9
Maria Antonietta e Colombre con Brunori – Il mondo
Soavità e leggerezza per un classico che si tinge di nuova delicatezza. Brunori completa il quadro. Allegria che commuove.
Voto: 8
Fulminacci e Francesca Fagnani – Parole Parole
Gioco elegante e ironico. Fagnani fa da spalla con distacco, Fulminacci compensa con classe.
Voto: 7
Lda e Aka 7even con Tullio De Piscopo – Andamento lento
I due giovani accompagnano il maestro. Quando De Piscopo va alla batteria è spettacolo puro. Neapolitan power.
Voto: 8
Masini e Fedez con Stjepan Hauser
Obiettivo dichiarato: arrivare fino in fondo. Masini e Fedez giocano la carta della solidità, affiancati dal virtuosismo elegante di Stjepan Hauser. Il risultato è tecnicamente ineccepibile, costruito con mestiere e senza sbavature. Ma l’operazione resta prudente, quasi scolastica: tutto funziona, nulla sorprende. Più strategia che trasporto, più calcolo che scintilla.
Voto: 6
Enrico Nigiotti con Alfa
Un incontro ben calibrato, come un gin tonic preparato con attenzione: equilibrio tra le personalità, misura nelle interpretazioni, nessuna forzatura. Nigiotti porta il suo timbro caldo e diretto, Alfa aggiunge freschezza e leggerezza. Non è un duetto destinato a cambiare la storia del Festival, ma convince per armonia e naturalezza.
Voto: 7
Francesco Renga con Giusy Ferreri
La scelta del brano aveva già acceso qualche perplessità, e l’esecuzione non riesce a dissiparle. L’intensità resta trattenuta, l’alchimia non decolla, e la performance scivola via senza un vero momento memorabile. Un duetto che avrebbe potuto osare di più, ma rimane sospeso, senza lasciare un segno definito nella serata.
Voto: 5
Arisa con il Coro del Teatro Regio
Quando la voce incontra l’abito giusto, il risultato è evidente. Arisa apre a cappella con sicurezza e sensibilità, il Coro del Teatro Regio entra con misura e costruisce un’atmosfera avvolgente, mentre l’orchestra accompagna senza sovrastare. È un’esibizione che restituisce centralità all’interpretazione e ricorda quanto la sua voce possa essere potente quando trova la canzone adatta.
Voto: 8
Ditonellapiaga e Tony Pitony
Arrangiamento brillante, costruito con intelligenza e ironia, impreziosito dall’inserimento di “Baciami piccina”, citazione che strappa il sorriso e alza il tasso di spettacolo. Ditonellapiaga gioca con la voce senza freni, tra sensualità e controllo tecnico, mentre Tony Pitony porta sul palco la sua cifra provocatoria.
Eppure, proprio lì dove dovrebbe esplodere l’irriverenza, qualcosa si smussa: il grande disturbatore finisce per adattarsi al rito rassicurante dell’Ariston, tempio del nazionalpopolare che tutto ingloba e tutto rende più ordinato. Divertente, sì. Dirompente, un po’ meno.
Voto: 7,5


