
Si è chiusa la terza serata del Festival di Sanremo 2026 e, come da tradizione, è stata comunicata la classifica parziale con i cinque artisti più votati, senza indicazione delle posizioni. Nella top 5 figurano Arisa, Sayf, Luchè, Serena Brancale e Sal Da Vinci.
Un gruppo eterogeneo che fotografa bene lo spirito di questa edizione: da una parte la tradizione melodica, dall’altra le contaminazioni urban e soul, in mezzo personalità artistiche molto diverse tra loro.
Arisa, intensità e controllo
Arisa ha portato sul palco una performance centrata, intensa, vocalmente impeccabile. La sua interpretazione è stata costruita con misura, evitando eccessi ma puntando tutto sull’espressività. Una presenza solida, da artista che conosce bene il linguaggio dell’Ariston e sa come dosare emozione e tecnica.
Sayf, energia e contemporaneità
Sayf ha chiuso la serata con un’esibizione energica, capace di tenere alta la tensione fino all’ultimo minuto. Ritmo, carisma e una proposta chiaramente contemporanea hanno convinto una parte consistente del pubblico, dimostrando che anche le sonorità più attuali possono trovare spazio nel contesto sanremese.
Luchè, racconto urbano
Luchè ha scelto una linea più narrativa, con un brano che mescola introspezione e sonorità urban. La sua performance è stata misurata, meno enfatica ma coerente con il suo percorso artistico. Un’esibizione che ha puntato più sul contenuto che sull’effetto immediato.
Serena Brancale, eleganza e soul
Serena Brancale ha offerto una prova elegante, con una vocalità calda e una presenza scenica raffinata. La sua esibizione ha colpito per autenticità e per una cifra stilistica che si distingue nel panorama della gara, confermando una crescita artistica evidente.
Sal Da Vinci, nostalgia che funziona
Sal Da Vinci ha riportato all’Ariston una ballata dal sapore classico, costruita su melodie ampie e sentimento dichiarato. Una proposta che guarda alla tradizione e che ha trovato consenso in sala, dimostrando come la componente più melodica continui ad avere un suo peso nel voto.
Questa top 5, pur senza ordine di piazzamento, restituisce l’immagine di un Festival capace di tenere insieme generazioni e linguaggi diversi. La gara resta apertissima, ma la terza serata ha già delineato un equilibrio interessante tra esperienza, freschezza e identità ben definite.


