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Addio a Jacopo Camagni, talento gentile del fumetto tra Marvel, Star Wars e la scena italiana

Pubblicato: 02/03/2026 12:51

Cos’è la creatività? «Curiosità, osservazione, divertimento». Era questa la risposta che Jacopo Camagni dava quando gli veniva chiesto cosa alimentasse il suo lavoro. Una definizione semplice, quasi disarmante, che raccontava perfettamente il suo modo di disegnare e di guardare il mondo. Se n’è andato a soli 48 anni uno dei fumettisti più ispirati e apprezzati della sua generazione, artista capace di unire tecnica, immaginazione e una rara gentilezza umana.

Camagni è morto a causa di una complicanza dopo un intervento al cuore. Bolognese, viveva da anni a Roma, città che aveva scelto come seconda casa e dove aveva continuato a coltivare il suo percorso artistico, sempre con disciplina e passione. «Non sono mai stato un tipo notturno, mi piace alzarmi presto e lavorare alla parte più creativa durante la mattina», raccontava, descrivendo un metodo di lavoro rigoroso ma profondamente personale.

Il suo amore per il fumetto era nato dopo il liceo artistico Francesco Arcangeli di Bologna, alla fine degli anni Novanta. La prima affermazione arrivò con la vittoria al concorso nazionale del Baraccano, con una giuria presieduta dai Kappa Boys, esperienza che lo avvicinò alla cosiddetta “scena fumettara bolognese” grazie anche al sostegno di Kappa Edizioni. Già nel 1998 si era distinto firmando una graphic novel originale dedicata a Lupin III, realizzata sotto la supervisione di Monkey Punch.

La consacrazione internazionale arrivò nel 2008 con la vittoria del Marvel’s ChesterQuest al New York Comic-Con, trampolino che gli aprì le porte della Marvel. Per la celebre casa editrice statunitense lavorò su personaggi iconici come Longshot, Occhio di Falco, Captain Marvel, gli X-Men, Visione, Scarlet Witch e Deadpool, lasciando il segno anche nell’universo di Star Wars, con le illustrazioni della serie su Kanan Jarrus.

Il suo stile era dinamico, espressivo e in continua evoluzione. Cresciuto copiando i disegni di Bruce Timm e Jamie Hewlett, aveva attraversato il passaggio dall’analogico al digitale adattandosi alle esigenze delle grandi produzioni, senza mai abbandonare del tutto la carta, che considerava parte essenziale del processo creativo. Negli ultimi tempi era tornato a confrontarsi con il mondo degli X-Men attraverso la serie Generation X-23, scritta da Jody Houser.

Accanto alle collaborazioni internazionali, Camagni ha mantenuto un forte legame con l’Italia. Per Sergio Bonelli Editore ha lavorato al volume antologico a colori “Groucho Quarto”, mentre insieme allo sceneggiatore Marco B. Bucci ha firmato la serie urban fantasy Nomen Omen e il sequel “Arcadia”, pubblicati da Panini Comics in Italia e da Image Comics negli Stati Uniti. Proprio lui raccontava che l’idea di Nomen Omen nacque durante un viaggio a New York, tra suggestioni urbane e incontri casuali trasformati in storie.

La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di cordoglio nel mondo del fumetto e tra i fan. Panini lo ha ricordato con un messaggio commosso, mentre numerose realtà culturali e colleghi hanno voluto omaggiarne il talento e l’umanità. Un artista capace di disegnare eroi e universi fantastici, ma anche di lasciare un segno profondo e autentico nella vita di chi lo ha conosciuto.

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