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Italiani rientrati dall’Oman, atterrato a Fiumicino il primo volo con 127 passeggeri bloccati nel Golfo

Pubblicato: 02/03/2026 22:10

È atterrato in serata all’Aeroporto di Roma Fiumicino il primo volo charter con a bordo 127 italiani rimasti bloccati tra Oman ed Emirati Arabi Uniti dopo l’escalation in Medio Oriente. Il Boeing 737, operato da Oman Air e partito da Aeroporto Internazionale di Mascate, ha toccato terra alle 21.26, segnando il primo rientro organizzato dalla Farnesina dall’inizio della crisi. L’operazione è stata coordinata con le ambasciate italiane ad Abu Dhabi e Mascate, che nelle ultime ore hanno lavorato senza sosta per trasferire i connazionali verso scali ancora operativi.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che già nella tarda serata precedente 98 persone erano riuscite a transitare dagli Emirati Arabi verso l’Oman, consentendo così l’imbarco sul volo diretto in Italia. Si tratta di un primo passo in un contesto ancora instabile, dove gli spazi aerei restano soggetti a chiusure improvvise e le compagnie aeree operano con forti limitazioni.

Il rientro degli studenti

Sul volo arrivato a Roma non erano presenti i 190 studenti italiani del programma “L’ambasciatore del futuro”, insieme a tutor e insegnanti, rimasti bloccati a Dubai. Per loro è previsto un rientro separato, con partenza programmata da Abu Dhabi verso Milano nella giornata di domani, salvo ulteriori imprevisti legati alla sicurezza. Il ministro dell’Istruzione ha indicato una finestra tra il 4 e il 6 marzo, ma l’obiettivo è anticipare il ritorno.

La situazione nell’area del Golfo coinvolge numeri significativi. Negli Emirati Arabi Uniti si contano oltre 20mila residenti italiani registrati, ai quali si aggiungono migliaia di persone arrivate dopo l’inizio della crisi. In Oman risultano centinaia di residenti e numerosi cittadini in transito, mentre in Qatar e Arabia Saudita la presenza italiana resta consistente. Complessivamente, nell’area si stimano circa 70mila connazionali iscritti all’Aire, oltre a migliaia di non residenti.

Assistenza e corridoi alternativi

“Stiamo facendo tutto il possibile per aiutare i nostri connazionali”, ha dichiarato Tajani nel corso dell’informativa parlamentare, sottolineando però l’impossibilità di organizzare un’evacuazione di massa per numeri così elevati. La Farnesina garantisce assistenza consolare e sanitaria, favorendo il trasferimento verso Paesi da cui siano disponibili collegamenti aerei.

Tra le ipotesi allo studio ci sono veri e propri corridoi diplomatici, con reti di ambasciate coordinate per facilitare gli spostamenti via terra verso scali aperti. Si guarda in particolare a collegamenti da Dubai e Abu Dhabi verso Oman, oppure dal Bahrein e dal Qatar verso l’Arabia Saudita, con possibili ulteriori snodi in Asia meridionale.

Intanto, in serata è stata annunciata una ripresa limitata dei voli anche da Dubai e Abu Dhabi. Gli aeroporti stanno riaprendo solo per un numero ridotto di partenze e arrivi, con l’invito ai passeggeri a presentarsi esclusivamente se in possesso di conferma ufficiale della compagnia aerea. Le autorità raccomandano prudenza, evitando luoghi affollati e limitando gli spostamenti non necessari.

Tensione e testimonianze

Tra gli italiani ancora nell’area si respira un clima di forte incertezza. Alcuni hanno scelto di spostarsi via terra verso l’Oman pur di allontanarsi dalle zone più esposte. Altri attendono un volo disponibile, nonostante prezzi elevati e posti esauriti nel giro di poche ore. Le testimonianze parlano di notti scandite da allarmi e messaggi di sicurezza inviati sui telefoni cellulari.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno garantito assistenza logistica a chi è rimasto bloccato negli aeroporti, offrendo sistemazioni alberghiere e proroghe dei soggiorni alle stesse condizioni delle prenotazioni originarie. In alcuni casi, sarebbero stati messi a disposizione anche appartamenti temporanei.

La macchina diplomatica italiana resta in stato di allerta. Dopo il primo rientro a Fiumicino, l’attenzione si concentra ora sul ritorno degli studenti e sulla gestione dei migliaia di connazionali ancora nell’area del Golfo, in un quadro che resta fluido e legato all’evoluzione della crisi regionale.

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