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Referendum sulla riforma della giustizia: il no avanti nei sondaggi Ipsos, il sì può vincere solo con affluenza alta

Pubblicato: 05/03/2026 07:42

Il referendum sulla riforma della giustizia si avvicina e i primi dati dei sondaggi delineano uno scenario incerto ma con una tendenza chiara. Secondo l’ultima rilevazione Ipsos, illustrata da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, il no risulta al momento in vantaggio nelle intenzioni di voto. La partita, tuttavia, resta aperta e potrebbe cambiare in modo decisivo se l’affluenza dovesse crescere nelle ultime settimane.

Il nodo principale riguarda proprio la partecipazione alle urne. Oggi soltanto il 37% degli elettori si dichiara sicuro di andare a votare, un dato che segna un aumento di appena un punto percentuale rispetto alla rilevazione precedente. Gli indecisi sono scesi dal 16% al 12%, ma il quadro generale indica una partecipazione potenziale attorno al 42%, con una soglia massima stimata che potrebbe arrivare fino al 49%.

Le intenzioni di voto secondo Ipsos

Entrando nel dettaglio delle intenzioni di voto, il sondaggio mostra una crescita del fronte contrario alla riforma. Se la partecipazione dovesse fermarsi attorno al 42%, i si attesterebbero al 47,6%, in calo di 1,8 punti rispetto alla rilevazione di circa un mese fa. Il no, invece, salirebbe al 52,4%, guadagnando esattamente la stessa quota percentuale.

Lo scenario cambierebbe in modo significativo con un’affluenza più elevata. Se alle urne si recasse il 49% degli elettori, la sfida diventerebbe estremamente equilibrata: il arriverebbe al 50,2%, mentre il no si fermerebbe al 49,8%. In questo caso anche la quota degli incerti aumenterebbe leggermente, passando dal 7% attuale al 9%.

Secondo Pagnoncelli, è ancora prematuro indicare con certezza un vincitore. Tuttavia la dinamica delle ultime settimane sembra indicare una progressiva crescita del no, legata soprattutto a una maggiore mobilitazione delle opposizioni e ad alcuni passaggi comunicativi ritenuti eccessivi da parte di esponenti del centrodestra.

Il dilemma politico per il governo

Il quadro che emerge dal sondaggio pone il governo di fronte a una scelta strategica non semplice. Spingere con forza sulla partecipazione potrebbe aumentare il numero di elettori alle urne, ma non è affatto certo che questo basti a ribaltare il risultato.

Il rischio politico, secondo l’analisi del sondaggista, è che la campagna referendaria finisca per diventare sempre più polarizzata. Una mobilitazione più intensa potrebbe infatti trasformare il referendum in uno scontro apertamente politico, con il possibile effetto di portare più votanti ai seggi ma senza garantire la vittoria del fronte favorevole alla riforma.

In questo scenario resta determinante la variabile dell’affluenza. Con numeri bassi il no appare in vantaggio; con una partecipazione più ampia la partita tornerebbe in bilico. È su questo equilibrio fragile che si giocheranno le ultime settimane della campagna referendaria.

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