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Iran, lite Travaglio-Bocchino a Otto e mezzo: “Usa e Israele la peggiore minaccia alla pace dai tempi di Nagasaki”

Pubblicato: 06/03/2026 13:46

Il dibattito televisivo torna a diventare il terreno privilegiato per confronti accesi sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Italia nelle crisi globali. In un contesto segnato dalle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, anche il panorama politico e mediatico italiano si divide sulle responsabilità del conflitto e sulla posizione del governo guidato da Giorgia Meloni.
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Proprio su questi temi si è sviluppato un confronto serrato durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, dove il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e l’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino hanno dato vita a un duro botta e risposta. Al centro della discussione la linea dell’esecutivo italiano di fronte agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con posizioni diametralmente opposte sull’interpretazione del conflitto e sulle scelte diplomatiche di Roma.

Lo scontro sul ruolo dell’Italia nella crisi con l’Iran

Nel corso della trasmissione, Bocchino ha difeso l’atteggiamento dell’esecutivo e ha contestato l’interpretazione proposta da Travaglio sulla distinzione tra aggressori e aggrediti nel conflitto. L’ex parlamentare ha sostenuto che l’Italia starebbe sostenendo Paesi alleati colpiti dalle azioni iraniane, richiamando alcune iniziative di supporto nel Mediterraneo e nel Golfo.

“Quanto alla tesi di Travaglio sull’aggredito e l’aggressore, ricordo che l’Italia sta aiutando gli aggrediti: mandare una nave a Cipro significa aiutare un partner della Ue aggredito dall’Iran, mandare l’aiuto al Kuwait significa aiutare un paese alleato nel Golfo che sta ricevendo i missili da parte dell’Iran. Lì c’era un regime – prosegue – una tirannia che comprimeva la libertà dei giovani, delle donne, degli omosessuali, quindi non è che stiamo parlando di un povero aggredito. Quando viene abbattuto un regime e viene ucciso Khamenei, sicuramente c’è da festeggiare“.

La conduttrice Lilli Gruber è intervenuta per puntualizzare alcuni aspetti della situazione politica in Iran, osservando: “Non è stato abbattuto nessun regime – Il regime è ancora lì, come in Venezuela“.

La replica di Travaglio sugli attacchi Usa e Israele

La risposta di Marco Travaglio è stata immediata e molto critica nei confronti della lettura geopolitica proposta da Bocchino. Il direttore del Fatto Quotidiano ha sostenuto che le responsabilità dell’escalation militare ricadrebbero anche sugli alleati occidentali.

“Qui hanno cominciato naturalmente gli americani che insieme agli israeliani sono la peggiore minaccia per la pace nel mondo, forse dai tempi di Nagasaki. Putin è responsabile della sua invasione illegale e criminale dell’Ucraina, Trump e Netanyahu sono responsabili del loro attacco illegale e criminale all’Iran. Vedremo se si tradurrà anche in un’invasione di terra diretto o per interposte milizie curde”.

Travaglio ha poi spostato il focus sulle conseguenze economiche e geopolitiche per l’Italia, sollevando il tema delle sanzioni alla Russia e della politica energetica europea.

“Ma il tema riguarda la nostra situazione energetica: che senso ha continuare a tenere in piedi 20 pacchetti di sanzioni alla Russia per aver fatto esattamente quello che fanno i nostri alleati americani e israeliani impunemente, senza una sanzione e senza una reazione di nessun genere, se non la fuga della nostra presidente del Consiglio e la complicità di quasi tutti i governi europei, tranne che di quello spagnolo?”.

Il tema dell’energia e delle alleanze internazionali

Il giornalista ha quindi proseguito il suo intervento collegando il conflitto alle scelte economiche e strategiche dell’Europa, sostenendo la necessità di rivedere alcune decisioni prese negli ultimi anni sul piano energetico.

“Cosa si deve fare in una situazione di emergenza come questa? A brigante, brigante e mezzo. Si ricomincia subito a comprare il gas dove costa meno, signori. Ma scusate, a noi hanno fatto saltare i gasdotti Nord Stream. Se l’avessero fatto i russi o gli iraniani, staremmo qui a dire che era il più grave attacco a un’infrastruttura strategica europea dal dopoguerra. Lo hanno fatto gli ucraini. Li abbiamo bombardati? No, abbiamo continuato ad armarli e a finanziarli. Ma finiamola con questa ipocrisia che danneggia soltanto noi”.

Il confronto si è poi spostato sul tema delle alleanze occidentali e sulla valutazione dei regimi autoritari in Medio Oriente.

“Diceva che quella dell’Iran non è un’aggressione, perché l’Iran è governato da una dittatura e ha fatto la descrizione di come trattano i gay, le donne, i ragazzi. È lo stesso modo in cui vengono trattati i gay, le donne, i ragazzi in Arabia Saudita e in Qatar che sono nostri alleati ai quali noi adesso mandiamo le armi. Il Qatar – conclude – è il principale finanziatore di Hamas che ha fatto la strage del 7 ottobre e noi gli mandiamo le armi perché è diventato amico nostro. Finiamola con questa ipocrisia per favore. Cominciamo anche noi a fare i nostri interessi, come fanno tutti, e smettiamola di dare le patenti di dittature buone e cattive a seconda di con chi stanno“.

Il confronto televisivo ha così evidenziato una frattura profonda nelle interpretazioni della crisi mediorientale e nel giudizio sulla politica estera italiana, riflettendo un dibattito più ampio che attraversa opinione pubblica, media e istituzioni.

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