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Meloni attacca le toghe: “I giudici ci impediscono di governare”. E rilancia la riforma della giustizia

Pubblicato: 08/03/2026 21:10

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna ad affrontare il tema della riforma della giustizia e del rapporto tra politica e magistratura, sostenendo che alcune decisioni giudiziarie stanno impedendo al governo di attuare pienamente il proprio programma. Lo ha detto durante la trasmissione televisiva Fuori dal coro su Rete4, dove ha collegato la necessità di riformare il sistema giudiziario anche a questioni centrali come immigrazione e sicurezza.

Secondo la premier, la gestione di questi fenomeni dipende da tre livelli che devono funzionare insieme: le leggi, il lavoro delle forze dell’ordine e l’azione della magistratura. Se uno di questi livelli non funziona, ha spiegato, il sistema si blocca. Meloni ha citato alcuni casi che a suo giudizio mostrerebbero questo problema, come le devastazioni legate ai centri sociali a Roma e Torino, dove – ha osservato – non ci sarebbero stati sviluppi giudiziari rilevanti e in alcuni casi i Daspo sarebbero stati annullati.

Il caso della famiglia nel bosco

La premier ha poi parlato anche delle decisioni dei giudici su alcuni casi legati all’immigrazione, sostenendo che interpretazioni restrittive delle norme avrebbero impedito al governo di intervenire con maggiore efficacia. Ha citato il caso di un cittadino straniero condannato per violenza sessuale su un minore, il cui trattenimento in Albania non sarebbe stato convalidato dai giudici. “Così non posso trattenere né rimpatriare una persona che è entrata illegalmente in Italia”, ha detto Meloni.

Nel corso dell’intervista la presidente del Consiglio ha commentato anche la vicenda della famiglia che viveva nel bosco, diventata oggetto di un caso nazionale dopo le decisioni dei servizi sociali sui tre bambini coinvolti. Meloni ha spiegato di non condividere l’allontanamento della madre dalla struttura protetta in cui si trovavano i figli. Secondo la premier, quella decisione rischia di provocare “un altro pesantissimo trauma” ai bambini. Per questo motivo ha annunciato che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l’invio di ispettori per verificare quanto accaduto.

Medio Oriente e caro energia

Meloni ha affrontato anche la crisi in Medio Oriente, affermando di condividere l’analisi del ministro della Difesa Guido Crosetto. A suo giudizio, il sistema internazionale sta attraversando una fase in cui le regole del diritto internazionale risultano sempre più fragili. La premier ha ricordato che questa crisi non nasce soltanto dalle tensioni recenti con l’Iran, ma da un quadro più ampio che include l’invasione russa dell’Ucraina.

Alla domanda se l’Italia condivida o condanni l’intervento militare di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, Meloni ha risposto di non avere elementi sufficienti per una valutazione netta. Ha però ribadito che l’Italia non è parte del conflitto e non intende esserlo. Il governo ha scelto soltanto di rafforzare la presenza militare nei Paesi del Golfo a scopo difensivo, anche per tutelare i circa duemila militari italiani presenti nell’area e le decine di migliaia di connazionali che vivono nella regione.

Un altro tema affrontato durante l’intervista è stato quello dei prezzi dell’energia e del possibile impatto economico della crisi internazionale. Meloni ha annunciato che l’Autorità per l’energia ha attivato una task force per monitorare l’andamento dei prezzi del gas, mentre il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha rimesso al lavoro il sistema di controllo noto come Mister Prezzi per verificare eventuali rincari ingiustificati. Il governo sta inoltre valutando l’attivazione del meccanismo delle accise mobili sui carburanti, uno strumento introdotto nel 2008 che consente di ridurre temporaneamente le accise quando l’aumento dei prezzi genera un maggiore gettito Iva per lo Stato.

In chiusura la presidente del Consiglio ha assicurato che al momento non esistono segnali di allarme terrorismo collegati alla crisi internazionale. Tuttavia, ha spiegato che l’apparato di sicurezza italiano resta in stato di massima attenzione: il Comitato antiterrorismo e il Comitato nazionale per la difesa e la sicurezza sono stati convocati con frequenza straordinaria per monitorare la situazione.

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