
Un acceso dibattito politico ha animato la puntata di ieri di Dimartedì su La7, trasformando lo studio televisivo in un’arena in cui le opinioni si sono scontrate senza filtri. Protagonisti dello scontro, due figure di rilievo della scena italiana: Alessandro Sallusti, giornalista e portavoce del Comitato Sì Riforma, e l’ex ministro Pier Luigi Bersani, volto storico del Partito Democratico. I temi al centro della discussione erano due dei più caldi dell’agenda politica attuale: il referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, e la vicenda nota come famiglia del bosco, che ha coinvolto la coppia Trevallion-Birmingham e l’allontanamento dei loro tre figli da parte del Tribunale per i minorenni.
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La tensione nello studio era palpabile fin dai primi minuti, con il conduttore Giovanni Floris costretto a mediare tra interventi accesi e rimandi normativi complessi. Sallusti ha subito preso posizione, sostenendo con forza la riforma Nordio: “Se vince il Sì, seppelliamo l’ultimo rimasuglio del fascismo che è la corporazione unica dei magistrati e allineiamo l’Italia a tutte le democrazie occidentali nelle quali le carriere dei magistrati sono separate”.
Scontro sulla riforma Nordio
Bersani, dal canto suo, ha risposto con fermezza smontando l’accostamento storico evocato dal collega: “È curioso questa riforma seppellisca il fascismo visto che gli unici due progetti di legge nella storia della Repubblica che proibivano l’associazione dei magistrati e proponevano il sorteggio li fece il Movimento Sociale e Almirante nel 1971. Sul fatto che la riforma Nordio voglia seppellire il fascismo ho qualche dubbio”.
Il dibattito si è quindi trasformato in un confronto diretto sui fondamenti storici e politici della riforma, con lo scontro che ha alternato riferimenti legislativi a interpretazioni ideologiche. Sallusti ha insistito sulla necessità di separare le carriere dei magistrati, sostenendo che questa misura rappresenti un allineamento dell’Italia agli standard delle democrazie occidentali, mentre Bersani ha sollevato dubbi sul richiamo al fascismo e sull’effettiva efficacia della riforma nel garantire un cambiamento sostanziale nel sistema giudiziario.

La famiglia del bosco al centro del dibattito
Quando Floris ha spostato l’attenzione sul caso della famiglia del bosco, il confronto è diventato ancora più acceso. La vicenda riguarda i tre figli della coppia Trevallion-Birmingham, allontanati dai genitori con motivazioni legate alla mancata frequenza scolastica e all’isolamento estremo. Sallusti ha preso apertamente posizione con la linea della premier Giorgia Meloni: “Sui bambini io non credo che Giorgia Meloni stia parlando alla pancia del paese, credo che si preoccupi della pancia, della testa e del cuore di quei due bambini”.
Bersani ha replicato con tono critico: “Ma quale pancia, testa e cuore, questa è solo propaganda. Se si applicasse la legge ha fatto la Meloni, quella mamma sarebbe in galera, Sallusti”. Il giornalista ha quindi controbattuto: “No, perché i bambini non erano in pericolo fisico”, sottolineando come la situazione dei minori non fosse immediatamente a rischio, mentre l’ex leader Pd ha ribadito: “Non andavano a scuola!”

Contrapposizione sulle norme e sulla legge
Il conduttore ha ricordato come la normativa alla base del caso sia il decreto Caivano del 2023, introdotto dal governo Meloni, che prevede il reato di inosservanza dell’obbligo di istruzione dei minori, con pene fino a due anni di reclusione e la possibilità di perdita della responsabilità genitoriale. Sallusti ha risposto: “Nella legge del governo Meloni il problema non è non andare a scuola. Non studiare non è non andare a scuola”, cercando di distinguere tra obbligo scolastico e istruzione effettiva.
Florist ha mostrato una clip di tre anni fa, in cui la stessa Meloni sottolineava la necessità di punire i genitori inadempienti, rivendicando l’inasprimento delle sanzioni. Sallusti ha replicato tentando una lettura più flessibile della legge: “Basta leggere la legge: io sono sicuro del fatto che Giorgia Meloni dice ‘mandare i figli a scuola’ nel senso di farli studiare. Sapete quanti figli di ricchi italiani non vanno a scuola ma studiano a casa?”
Bersani ha chiuso con sarcasmo, commentando la clip: “Quello della clip era il giorno in cui la Meloni doveva fare il viso dell’arma e l’ha fatto. Un altro era il giorno in cui voleva commuovere la gente per la mamma e lo ha fatto”.
Dibattito acceso e riflessi politici
La puntata di Dimartedì ha messo in luce non solo le divisioni politiche sul referendum e sul caso della famiglia del bosco, ma anche la crescente polarizzazione mediatica in cui si inseriscono le opinioni su norme delicate come l’istruzione obbligatoria e la riforma della giustizia. Il confronto tra Sallusti e Bersani ha offerto uno spaccato delle posizioni opposte: da un lato il sostegno alla linea del governo e alla riforma giudiziaria, dall’altro il richiamo alla coerenza storica e alla tutela dei diritti dei minori.
In definitiva, la trasmissione ha rappresentato un esempio di come le questioni politiche e sociali più controverse possano trasformarsi rapidamente in dibattiti di forte impatto mediatico, con parole chiave come giustizia, referendum, famiglia del bosco e Giorgia Meloni al centro delle discussioni pubbliche.


