
Dopo giorni di polemiche politiche e pressioni delle opposizioni, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta oggi in Parlamento per riferire sulla crisi in Medio Oriente seguita all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Le comunicazioni della premier si sono svolte prima al Senato e poi alla Camera, con un lungo dibattito parlamentare e la replica finale della presidente del Consiglio.
L’Aula della Camera dei Deputati ha ufficialmente espresso il proprio sostegno alla linea politica del governo guidato da Giorgia Meloni attraverso l’approvazione della risoluzione di maggioranza. Il voto è giunto al termine di una sessione intensa dedicata alle comunicazioni della Presidente del Consiglio in vista del prossimo Consiglio Europeo e in merito alla delicatissima crisi in Medio Oriente, con particolare riferimento alle azioni dell’Iran. L’esito della votazione ha confermato la solidità della coalizione di governo, che ha raccolto 196 voti favorevoli, distaccando nettamente i 122 voti contrari dell’opposizione, mentre gli astenuti sono stati appena tre. Questo passaggio parlamentare rappresenta un tassello fondamentale per legittimare la posizione italiana nei consessi internazionali, garantendo alla premier un mandato chiaro per le trattative a Bruxelles.
“Crisi tra le più complesse degli ultimi decenni”
Aprendo le comunicazioni al Senato, la presidente del Consiglio ha definito la situazione in Medio Oriente una delle crisi più difficili della storia recente, invitando le forze politiche a mantenere un atteggiamento responsabile.
Meloni ha sottolineato che il governo sta affrontando una fase estremamente delicata per la sicurezza e l’economia del Paese, auspicando che il Parlamento riesca a compattarsi attorno agli interessi nazionali, pur senza pretendere un consenso totale.
La premier ha respinto le accuse di aver ritardato il confronto con le Camere, ricordando che nei giorni precedenti erano già intervenuti in Parlamento il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare”, ha affermato.
Italia fuori dal conflitto e ruolo delle basi militari
Nel suo intervento Meloni ha chiarito anche la posizione italiana rispetto alle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele. “La Italia non è coinvolta negli attacchi e non vuole entrare in guerra”, ha ribadito la premier.
Riguardo all’uso delle basi americane presenti sul territorio italiano, la presidente del Consiglio ha ricordato che l’utilizzo è regolato da accordi bilaterali risalenti al 1954, aggiornati nel tempo da governi di diverso orientamento politico.
Nel caso di eventuali richieste per operazioni militari, ha spiegato Meloni, la decisione finale spetterebbe al Parlamento. La premier ha inoltre chiarito che non è arrivata alcuna richiesta in tal senso.
Diplomazia e rischio nucleare iraniano
La linea del governo resta quella della de-escalation e del ritorno alla diplomazia, anche se la premier ha sottolineato che un dialogo sarà possibile solo se Teheran interromperà gli attacchi contro i Paesi della regione.
Meloni ha anche espresso ferma condanna per la strage delle bambine nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, chiedendo che vengano accertate rapidamente le responsabilità.
Nel suo intervento ha poi lanciato un avvertimento sul tema nucleare: un Iran dotato di arma atomica, ha spiegato, metterebbe a rischio l’intero sistema internazionale di non proliferazione e potrebbe innescare una nuova corsa globale agli armamenti nucleari.
Un ordine internazionale sempre più fragile
La presidente del Consiglio ha inserito la crisi iraniana in un contesto più ampio di progressivo indebolimento dell’ordine internazionale.
Secondo Meloni, il sistema multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale sta attraversando una fase di forte instabilità, aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
In questo scenario, ha sostenuto la premier, l’Europa deve rafforzare il proprio ruolo internazionale: “O l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini e il proprio benessere, oppure è destinata all’irrilevanza”.
Energia, scontro con l’opposizione su accise e rinnovabili
Nel corso del dibattito sono emerse anche tensioni sui temi energetici. Durante le repliche al Senato, Meloni ha difeso le scelte del governo sulle accise sui carburanti, sostenendo che non è stato possibile intervenire con riduzioni significative senza compromettere gli equilibri di bilancio.
La premier ha ribadito il sostegno dell’esecutivo alle energie rinnovabili, ma ha criticato le distorsioni del sistema degli incentivi, che in alcuni casi avrebbero prodotto rendite eccessive scaricate sulle bollette dei consumatori.
Alla Camera ha ricordato inoltre il decreto da 5 miliardi di euro adottato dal governo per contenere il costo dell’energia e ha proposto a livello europeo una sospensione temporanea del sistema Ets, almeno fino al superamento dell’attuale crisi economica ed energetica.
Le tensioni con il Pd e il tema degli interventi militari
Nel pomeriggio, durante la replica a Montecitorio, la presidente del Consiglio ha attaccato il Partito democratico, accusandolo di avere uno “strabismo” sulle questioni di politica estera.
Meloni ha ricordato che in passato il centrosinistra sostenne interventi militari occidentali, come i bombardamenti della Nato in Serbia nel 1999 durante la guerra del Kosovo, mentre oggi critica altre azioni militari.
Secondo la premier, non è coerente considerare legittimi alcuni interventi e rifiutarne altri a seconda del contesto politico internazionale.
Energia e crisi globale
Nel corso delle repliche alla Camera, Meloni ha annunciato anche una decisione dell’Agenzia internazionale dell’energia, che ha stabilito di immettere sul mercato 400 milioni di barili di riserve strategiche per contenere l’impatto della crisi sui prezzi energetici.
Si tratta, ha spiegato la premier, del più grande rilascio coordinato di riserve mai deciso come misura di mitigazione.
“Nessun leader occidentale è andato in Parlamento”
Rispondendo alle accuse dell’opposizione sul presunto ritardo nel riferire alle Camere, Meloni ha sottolineato che nessun capo di governo delle principali democrazie occidentali si è presentato finora in Parlamento per discutere della crisi nel Golfo.
La premier ha citato anche il caso del premier spagnolo Pedro Sánchez, osservando che neppure lui ha tenuto un passaggio parlamentare sulla questione.
Apertura al confronto con le opposizioni
Nonostante il clima di forte scontro politico, Meloni ha annunciato la disponibilità del governo ad aprire un tavolo di confronto con le opposizioni a Palazzo Chigi, per condividere valutazioni e aggiornamenti sull’evoluzione della crisi.
L’obiettivo, ha spiegato la presidente del Consiglio, è affrontare una fase internazionale particolarmente delicata con il massimo livello possibile di coordinamento istituzionale.


