
La polemica tra governo e magistratura torna ad accendersi sul tema dei migranti e dei trasferimenti nei Cpr in Albania. A sollevare il caso è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta al Senato durante le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo e nel contesto della crisi internazionale in Medio Oriente. Nel suo intervento la premier ha criticato duramente alcune recenti decisioni dei giudici, che hanno revocato il trasferimento di alcuni migranti irregolari verso i centri di permanenza allestiti in Albania, nonostante a loro carico vi fossero condanne per reati gravi.
Secondo quanto spiegato da Meloni, tra le persone coinvolte nelle decisioni dei tribunali ci sarebbero individui già condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e persino per violenza sessuale. La premier ha citato anche casi più gravi, come violenza sessuale di gruppo e violenza sessuale su minore. Nonostante questi precedenti, ha spiegato la presidente del Consiglio, i giudici avrebbero stabilito che i migranti non possano essere trattenuti né rimpatriati perché hanno presentato domanda di protezione internazionale, una richiesta che secondo il governo sarebbe stata avanzata in modo strumentale per evitare il trasferimento o l’espulsione.
Il caso dei migranti con precedenti penali
Le parole della premier arrivano mentre il governo difende il progetto dei centri per migranti in Albania, pensato per accelerare le procedure di trattenimento e rimpatrio degli irregolari arrivati in Italia. Il tema resta uno dei più delicati nel confronto tra politica e magistratura, soprattutto quando entrano in gioco reati di particolare gravità.
“Decisioni senza base normativa né buonsenso”
Nel suo intervento a Palazzo Madama, Meloni ha definito queste pronunce giudiziarie “decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso”. La premier ha sottolineato come, secondo la posizione del governo, la possibilità di presentare una domanda di asilo non dovrebbe impedire allo Stato di intervenire nei confronti di soggetti già condannati per reati gravi.
Il nuovo scontro riporta al centro del dibattito politico il rapporto tra politica migratoria, decisioni dei tribunali e applicazione delle norme europee sull’asilo, un terreno su cui negli ultimi mesi si sono già registrate tensioni tra governo e magistratura.


