
A diciannove giorni dallo scoppio della guerra in Iran e a ridosso del referendum sulla giustizia, il governo interviene sul caro carburanti con un taglio di 25 centesimi al litro. La misura, però, avrà durata limitata: resterà in vigore per venti giorni, fino al 7 aprile. Il provvedimento è stato firmato nella notte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre si trovava a Salamanca.
Il via libera arriva al termine di un iter complesso, segnato da divisioni interne alla maggioranza e da un confronto serrato tra i ministri coinvolti. Il risultato è un decreto che punta a contenere gli effetti immediati dell’aumento dei prezzi, ma che lo stesso esecutivo definisce come una soluzione temporanea.
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Scontro interno sul decreto carburanti
Il percorso che ha portato all’approvazione del decreto è stato tutt’altro che lineare. Nelle ore precedenti al Consiglio dei ministri, sono emerse forti divergenze, in particolare tra il vicepremier Matteo Salvini e il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Al centro del confronto, la proposta di inserire un bonus carburante nella social card, poi eliminata dal testo finale.
Anche sul carattere del provvedimento non sono mancate tensioni. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito con fermezza la natura limitata dell’intervento, sottolineando durante la riunione che il taglio «è temporaneo», in un clima che fonti interne descrivono come teso.

Le misure approvate dal governo
Il decreto si articola su tre direttrici principali. La prima è il taglio immediato delle accise, che consente una riduzione diretta del prezzo alla pompa. La seconda riguarda un credito d’imposta destinato agli autotrasportatori, con l’obiettivo di evitare ricadute sui prezzi dei beni di consumo.
Terzo pilastro è l’introduzione di un meccanismo di controllo contro la speculazione, che collega il costo del carburante all’andamento reale del petrolio e prevede sanzioni per eventuali irregolarità. Una misura che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe limitare aumenti considerati ingiustificati.
Il pacchetto, illustrato in televisione dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mobilita risorse per circa mezzo miliardo di euro. «Combattiamo la speculazione e abbassiamo subito il prezzo», è stata la linea sintetizzata dalla premier, che ha indicato nel costo dei carburanti una priorità per il governo.
Strategia politica e tensioni nella maggioranza
Dietro il provvedimento si muove anche una complessa dinamica politica. All’interno della maggioranza si registrano malumori, soprattutto per la gestione della comunicazione. In particolare, viene contestata a Salvini l’anticipazione pubblica delle misure prima dell’annuncio ufficiale della premier.
Il leader della Lega, dal canto suo, rivendica il ruolo del suo partito nella definizione degli interventi, insistendo sulla necessità di allineare i prezzi italiani a quelli di altri Paesi europei. Parallelamente, rilancia proposte più incisive, come l’introduzione di un tetto ai prezzi dei carburanti, ipotesi che però incontra resistenze tecniche.

Le critiche dell’opposizione
Sul fronte politico, il decreto scatena l’immediata reazione delle opposizioni. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, definisce il provvedimento insufficiente, sostenendo che senza un intervento sulle cause internazionali della crisi rischia di restare una misura di facciata.
Critiche anche dai Verdi, con Angelo Bonelli che attacca la durata limitata del taglio, giudicandolo inadeguato rispetto all’impatto economico della crisi energetica. Nel mirino, inoltre, la scelta di non intervenire sugli extraprofitti delle società energetiche.
Un intervento in bilico tra emergenza e consenso
Il decreto carburanti si inserisce in un contesto segnato dall’instabilità internazionale e dalla pressione sui prezzi energetici. La sua natura temporanea e il tempismo politico, a pochi giorni da un importante appuntamento elettorale, alimentano il dibattito sulla reale efficacia dell’intervento.
All’interno dello stesso governo non si esclude la possibilità di ulteriori correttivi a breve termine, anche in base agli sviluppi europei sul fronte energetico. Un segnale che conferma come la misura, più che risolutiva, rappresenti un primo tentativo di risposta a una crisi ancora in evoluzione.


