
Emergono nuovi elementi sul delitto di Garlasco che riaccendono interrogativi mai sopiti su una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni. Secondo indiscrezioni diffuse dal Tg1, Chiara Poggi avrebbe tentato di difendersi con una resistenza prolungata contro il suo aggressore, ingaggiando una vera e propria colluttazione mentre veniva colpita, probabilmente con un martello, nella sua abitazione di via Pascoli il 13 agosto 2007. Un quadro che, se confermato, modificherebbe la dinamica finora consolidata dell’omicidio.
La ricostruzione emergerebbe dalla perizia dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, consegnata alla Procura di Pavia lo scorso 23 febbraio e ancora coperta da segreto. Il lavoro, commissionato per ampliare la valutazione medico-legale e investigativa, suggerisce che sul corpo della vittima non vi fossero soltanto i segni dei colpi mortali. La presenza di ecchimosi, abrasioni e lividi su braccia e gambe indicherebbe infatti un tentativo attivo di respingere l’aggressione.
Una dinamica più lunga e complessa
Secondo le anticipazioni, l’aggressione non sarebbe stata immediata né concentrata in pochi istanti, ma si sarebbe sviluppata in più fasi tra il piano terra e le scale dell’abitazione. Un elemento che introduce una possibile incompatibilità con la ricostruzione temporale finora considerata, in particolare con il noto intervallo di circa 23 minuti legato all’alibi di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio.
Questo scenario rafforza l’idea di un’aggressione più complessa, non riducibile a un singolo momento ma articolata nel tempo e nello spazio, con una vittima che avrebbe opposto una resistenza significativa. Un dettaglio che, se confermato negli atti ufficiali, potrebbe incidere sulle valutazioni già consolidate nel processo.
Il nodo del dna e l’ipotesi di più persone
La possibile colluttazione riporta al centro anche il tema del Dna trovato sotto le unghie della vittima. Quelle tracce, già analizzate in passato, potrebbero assumere un valore ancora più rilevante se collegate a un contatto diretto con l’aggressore durante la difesa. In particolare, la consulenza genetica aveva evidenziato una compatibilità del Dna mitocondriale con la linea paterna di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e oggi indagato.
Questo elemento si inserisce nell’ipotesi, avanzata dalla Procura, che sulla scena del crimine potessero essere presenti più persone. Sempio è infatti indagato per omicidio in concorso, insieme a Stasi o ad altri soggetti non identificati, in una ricostruzione ancora provvisoria e destinata a essere eventualmente ridefinita nelle fasi successive dell’indagine.
La posizione della famiglia Poggi
Di fronte alle nuove indiscrezioni, la reazione della difesa della famiglia Poggi resta prudente. L’avvocato Gianluigi Tizzoni ha sottolineato come chi conosce gli atti del processo e le regole della revisione non trovi elementi di particolare novità nelle anticipazioni diffuse. Una presa di distanza netta rispetto alla lettura mediatica della perizia, che invita a distinguere tra ciò che emerge dalle indiscrezioni e ciò che è formalmente acquisito nei procedimenti giudiziari.
La vicenda, a quasi vent’anni dall’omicidio, continua così a muoversi su un crinale delicato tra nuove analisi, vecchie certezze e interrogativi ancora aperti, mentre la verità giudiziaria resta un punto fermo ma non esaurisce il dibattito pubblico e investigativo.


