
Un caso che per anni ha scosso l’opinione pubblica si chiude con un verdetto destinato a far discutere. Al centro della vicenda, accuse gravissime e una ricostruzione giudiziaria complessa, tra responsabilità penali e difficoltà nel dimostrare la consapevolezza del contagio.
La decisione dei giudici segna un punto fermo sul piano processuale, ma lascia aperti interrogativi profondi sul tema della responsabilità nella diffusione di malattie infettive.
L’assoluzione in Corte d’Assise
La Corte d’Assise di Napoli ha assolto Nicola Conte, 65enne di Ischia, imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. La formula è “perché il fatto non costituisce reato”.
L’uomo era accusato di aver trasmesso il virus HIV attraverso rapporti non protetti alla moglie, oggi in cura, e a un’amica della donna, morta di Aids nel 2017.
Il nodo del dolo
Secondo quanto emerge, la decisione sarebbe legata alla mancanza di dolo: per i giudici, l’imputato avrebbe sì diffuso il virus, ma senza esserne consapevole.
Una lettura opposta a quella della Procura, che aveva sostenuto come Conte fosse pienamente a conoscenza della propria sieropositività e avesse quindi agito con consapevolezza, chiedendo una condanna a 24 anni.
Le motivazioni ufficiali della sentenza saranno depositate entro 45 giorni.
Le accuse e i reati prescritti
Nel corso del procedimento erano state contestate anche accuse di violenza sessuale e lesioni, poi cadute in prescrizione. In aula erano stati mostrati video-denuncia della vittima, una donna polacca deceduta a 37 anni, che raccontava abusi e minacce.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, la donna avrebbe taciuto per anni a causa della sua condizione di fragilità economica.
Un caso che riaccende il dibattito
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della trasmissione dell’HIV e della responsabilità penale nei casi di contagio.
Un ambito complesso, dove la distinzione tra comportamento colposo e volontario resta determinante per stabilire eventuali responsabilità giudiziarie.


