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“Morto in un incidente”. Caso Orlandi, l’annuncio del fratello Pietro

Pubblicato: 26/03/2026 10:35

Un nuovo, oscuro tassello si aggiunge all’infinito mosaico di uno dei misteri più fitti della cronaca italiana. Vittorio Baioni, ex militante di estrema destra storicamente legato agli ambienti dei Nar, ha perso la vita in un drammatico incidente stradale in sella alla sua moto. La tragedia si è consumata nel cuore profondo del Sud della Libia, un luogo lontano anni luce dai palazzi del potere romano, ma che oggi riaccende prepotentemente i riflettori su una figura che per anni ha aleggiato come un’ombra sul caso di Emanuela Orlandi. A dare il tragico annuncio della sua scomparsa, nella serata di mercoledì 25 marzo 2026, è stato proprio il fratello della giovane cittadina vaticana, Pietro Orlandi, che attraverso un laconico post sui social ha confermato: “È morto Vittorio Baioni”.

Il carceriere di Londra e le smentite in Commissione d’inchiesta

Il nome di Baioni era prepotentemente riemerso in connessione con la cosiddetta “pista inglese”, una delle ipotesi più controverse e affascinanti formulate negli ultimi decenni. Secondo questo filone, la ragazza sarebbe stata trasferita e tenuta prigioniera oltremanica. Pietro Orlandi aveva infatti rivelato di essere stato contattato in passato da un uomo che, presentandosi proprio come Vittorio Baioni, gli aveva confessato di aver avuto un ruolo attivo nella detenzione della sorella. L’uomo avrebbe avuto il compito di controllare Emanuela mentre quest’ultima si trovava rinchiusa in un istituto religioso in Inghilterra. Un racconto agghiacciante che, tuttavia, non ha mai trovato riscontri oggettivi nonostante i quarant’anni trascorsi dalla sparizione della giovane.

Lo scorso ottobre, la vicenda aveva preso una piega diversa quando lo stesso Baioni era stato convocato ufficialmente davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui casi Orlandi-Gregori. In quell’occasione solenne, l’ex esponente dei Nar aveva rigettato ogni accusa con fermezza, negando qualunque coinvolgimento nel rapimento e dichiarando apertamente di non essere mai stato a Londra. Una smentita totale che aveva rimescolato ancora una volta le carte, lasciando orfani di una verità certa i familiari di Emanuela.

Con la morte di Baioni in terra libica, svanisce forse per sempre la possibilità di un confronto definitivo o di nuove rivelazioni che avrebbero potuto confermare o smentire definitivamente il suo ruolo in quella cella londinese. Il mistero di Emanuela Orlandi perde così un protagonista ambiguo, portando con sé nella tomba segreti che, dopo quasi mezzo secolo, continuano a tormentare la coscienza collettiva di un intero Paese.

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