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Attacco hacker agli Uffizi: «Sono entrati ovunque». Opere d’arte chiuse nei caveau e porte murate

Pubblicato: 03/04/2026 08:32

Un attacco invisibile, ma devastante, colpisce il cuore del patrimonio culturale italiano. Le Gallerie degli Uffizi sono finite nel mirino di un sofisticato attacco hacker, con conseguenze che vanno ben oltre una semplice violazione informatica.

Dal 3 febbraio, un’intera ala di Palazzo Pitti è stata chiusa al pubblico ufficialmente per “manutenzione straordinaria”. In realtà, dietro quella decisione si nasconde un’emergenza sicurezza senza precedenti, tra accessi bloccati e interventi strutturali urgenti.

I gioielli più preziosi del Tesoro dei Granduchi sono stati trasferiti in fretta nei caveau della Banca d’Italia, mentre alcune uscite di sicurezza sono state murate. Ai dipendenti, nel frattempo, è stato imposto il massimo riserbo su quanto stava accadendo.

L’origine della crisi risale a fine gennaio, quando un gruppo di cybercriminali è riuscito a infiltrarsi nella rete del polo museale fiorentino, che comprende anche il Giardino di Boboli. Un attacco mirato che ha colpito non solo i sistemi amministrativi, ma anche archivi di valore inestimabile.

Tra i danni più gravi, il furto dell’intero archivio del gabinetto fotografico: migliaia di immagini e documenti digitalizzati nel corso di decenni, in parte andati perduti. Un colpo durissimo per la conservazione e lo studio del patrimonio artistico.

Gli hacker sarebbero riusciti anche ad accedere ai sistemi dell’ufficio tecnico, entrando in possesso di password, codici di sicurezza e mappe interne. Informazioni estremamente sensibili, che potrebbero consentire di muoversi all’interno del museo eludendo controlli e sistemi di sorveglianza.

Secondo le ricostruzioni, la falla sarebbe stata individuata in un software non aggiornato legato alla gestione delle immagini online. Da lì, i pirati informatici si sarebbero mossi indisturbati per mesi, copiando dati lentamente prima di lanciare la richiesta di riscatto.

La minaccia è stata presa subito sul serio da magistratura e forze dell’ordine, con l’intervento della polizia postale e dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, guidata da Bruno Frattasi. Le indagini puntano a capire l’estensione reale della violazione.

Il timore più grande resta quello di un possibile utilizzo delle informazioni sottratte. Gli Uffizi, oltre a essere uno dei musei più importanti al mondo, rappresentano un sistema complesso con flussi economici rilevanti. E mentre il direttore Simone Verde mantiene il silenzio, resta una domanda inquietante: cosa accadrebbe se quei dati finissero davvero sul dark web?

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