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“È tutto registrato”. Denuncia shock alla Camera: una vergogna. “Fatti molto gravi”

Pubblicato: 09/04/2026 18:26

Alla Camera dei deputati l’aria è di quelle pesanti: nelle ultime ore, in Aula, è esplosa una nuova polemica che riporta al centro un tema delicatissimo per la vita parlamentare, quello delle minacce fisiche e del diritto di parlare senza pressioni.

Il caso si intreccia con le recenti sanzioni ai parlamentari di opposizione, finite sotto i riflettori dopo l’episodio del 30 gennaio: l’occupazione della sala stampa per bloccare una conferenza giudicata controversa.

Quando la tensione diventa un caso

Secondo quanto ricostruito, lo scontro continua a dividere maggioranza e opposizione. Da un lato c’è chi rivendica la protesta come necessaria per fermare iniziative considerate inaccettabili. Dall’altro, chi parla di un precedente pericoloso, capace di incrinare regole e ruoli dentro le istituzioni.

Ed è proprio in questo clima, già tesissimo, che un intervento in Aula ha alzato ulteriormente il volume dello scontro.

Giovanni Donzelli alla Camera durante l'intervento sulle minacce

La denuncia di Giovanni Donzelli (FDI)

A portare la questione al centro del dibattito è stato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, intervenuto durante un richiamo al regolamento. Donzelli ha denunciato pubblicamente episodi di minacce fisiche mentre prendeva la parola, chiedendo che si verifichino i filmati.

Parole forti, che hanno immediatamente acceso la discussione e alimentato la tensione tra i banchi.

“È tutto registrato”: le parole in Aula

Banchi dell'opposizione alla Camera durante il dibattito

“Vedo che mi fanno minacce fisiche, ‘vieni qua, vieni qua’. La prego presidente di vedere poi i filmati in ufficio di presidenza perché non si può minacciare fisicamente un parlamentare mentre parla. Coloro che si riempiono la bocca di antifascismo devono sapere che questo è questo l’atteggiamento pericoloso che in altri anni si è tenuto in questa aula: quello di poter decidere chi poteva o non poteva parlare. La libertà e la democrazia, ottenuti grazie a chi ha combattuto davvero il fascismo e non da chi in quegli anni sarebbe stato un ruffiano del regime, prevede che in questa aula possano parlare tutti senza minacce”.

Nel suo intervento, Donzelli ha insistito sul punto: un parlamentare deve poter parlare senza sentirsi sotto pressione, soprattutto in un contesto in cui tutto, come lui stesso sottolinea, sarebbe “registrato”.

Giovanni Donzelli in Aula durante l'intervento

Il contesto: la conferenza sulla “remigrazione”

La denuncia arriva mentre proseguono le polemiche legate alla conferenza sulla remigrazione, promossa dal leghista Domenico Furguele. All’evento avrebbero dovuto partecipare anche esponenti di Casapound, dettaglio che ha innescato la protesta di alcuni deputati di opposizione.

Secondo quanto riferito, proprio quell’iniziativa avrebbe portato all’occupazione della sala stampa, con la conseguente reazione della maggioranza e l’avvio della partita delle sanzioni.

Regole, istituzioni e il confine della protesta

Nel suo discorso, Donzelli ha rimarcato la necessità di rispettare Costituzione e procedure, sostenendo che nessuno possa decidere in autonomia chi può parlare o accedere alla Camera. Un messaggio che ha trovato sostegno nella maggioranza, ma ha suscitato proteste tra le opposizioni.

“La Costituzione e le regole democratiche prevedono che chi può parlare, chi può o non può entrare alla Camera, chi può essere ospite di un parlamentare non lo possono decidere alcuni parlamentari perché altrimenti viene meno la democrazia. Ci sono gli organi istituzionali che lo decidono. Non c’è nessun deputato in questa aula che può fare lo sceriffo della democrazia, chi prova a scavalcare le istituzioni competenti con la violenza ne deve pagare le conseguenze”.

Cosa resta adesso

La vicenda fotografa ancora una volta un Parlamento attraversato da una tensione politica crescente, dove lo scontro verbale rischia spesso di trasformarsi in qualcosa di più. E quando sul tavolo finiscono parole come “minacce”, l’attenzione inevitabilmente si sposta sulle regole minime della convivenza istituzionale.

Sullo sfondo, resta aperto il nodo del confine tra protesta politica e rispetto delle procedure: un tema che, stando al clima in Aula, è destinato a restare centrale nelle prossime settimane.

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