
I mercati tirano un sospiro di sollievo dopo la tregua in Medio Oriente, ma per gli automobilisti i benefici tardano ad arrivare. I prezzi di benzina e diesel restano elevati, confermando il cosiddetto effetto “rockets and feathers”: salgono rapidamente durante le crisi, ma scendono con estrema lentezza quando le tensioni si allentano.
Prima del conflitto, la benzina si attestava intorno a 1,65 euro al litro e il gasolio a 1,75. Oggi, invece, i valori sono sensibilmente più alti: la verde sfiora 1,79 €/l, mentre il diesel ha superato quota 2,18 €/l, incidendo pesantemente sui costi di trasporto e sulla spesa quotidiana.
Nonostante l’aumento, i livelli restano inferiori ai picchi storici del 2008, quando il greggio raggiunse i 150 dollari al barile, e del 2022, segnato dall’impennata del gas. Tuttavia, il confronto non consola i consumatori, alle prese con un’inflazione ancora sostenuta.
Alla base dei rincari c’è anche una strategia prudenziale di distributori e compagnie petrolifere. Pur avendo acquistato carburante a prezzi più bassi, molti operatori hanno anticipato possibili aumenti futuri, trasferendo subito i costi sui consumatori per proteggersi dall’incertezza.
Ora le quotazioni delle forniture stanno scendendo, ma l’effetto non è immediato alla pompa. Servono settimane perché i nuovi prezzi si riflettano sui distributori, creando un’asimmetria che penalizza gli automobilisti e amplifica l’impatto sull’inflazione.
A complicare il quadro resta l’incognita dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. L’eventuale introduzione di pedaggi da parte di Iran e Oman potrebbe tradursi in nuovi aumenti dei costi energetici.
La stessa Commissione Europea ha sottolineato come da Hormuz transiti una quota essenziale delle forniture energetiche europee, avvertendo che la crisi non è destinata a risolversi rapidamente. L’incertezza frena eventuali ribassi immediati.
Sulla stessa linea il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, secondo cui gli effetti della crisi energetica si protrarranno nel tempo. Anche con una tregua, serviranno settimane per ristabilire pienamente le forniture, soprattutto verso l’Europa.
Secondo gli esperti, le conseguenze potrebbero farsi sentire per mesi, con possibili ripercussioni anche su settori come il trasporto aereo. Più a lungo dureranno le tensioni, più complesso sarà tornare ai livelli pre-crisi, rendendo inevitabile un periodo prolungato di prezzi elevati e incertezza per famiglie e imprese.


