Vai al contenuto

“Lei non ha niente!”. Arriva al pronto soccorso con forti dolori ma viene dimesso: poi la tragedia

Pubblicato: 16/04/2026 09:19

Un dolore improvviso, di quelli che costringono a fermarsi e a cercare aiuto. Una notte passata tra attese, controlli e speranze che si tratti solo di un episodio passeggero. Poi il sollievo, quando i sintomi sembrano attenuarsi, e la convinzione di poter tornare alla normalità. Una sequenza che si ripete ogni giorno nei reparti di emergenza, dove il confine tra urgenza e routine è spesso sottile.

Ma ci sono storie che, a distanza di pochi giorni, cambiano completamente prospettiva. Vicende in cui un passaggio apparentemente ordinario si trasforma nel punto di partenza di un’indagine complessa, fatta di accertamenti, dubbi e responsabilità da chiarire. È in questo spazio che si inserisce il caso di un uomo di 60 anni, morto improvvisamente dopo essere stato visitato e dimesso.
Leggi anche: Spilimbergo, dimesso dal pronto soccorso con diagnosi di “dolore intercostale”: muore tre giorni dopo

Il passaggio al pronto soccorso

I fatti si sono verificati all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, dove l’uomo si era recato tra il 1° e il 2 maggio 2022 per un forte mal di schiena. Al pronto soccorso, dopo il triage, era stato classificato con codice verde, anche alla luce di precedenti episodi di lombalgia.

Durante la permanenza erano stati eseguiti accertamenti radiologici ed ecografici, che non avevano evidenziato anomalie. La somministrazione di un antidolorifico aveva portato a un miglioramento del quadro clinico, fino alla decisione di procedere con le dimissioni nella mattina successiva.

La morte e la diagnosi

Nei giorni successivi, però, la situazione ha avuto un esito drammatico. Non riuscendo a contattare il fratello, la sorella ha chiesto l’intervento dei soccorsi. L’uomo è stato trovato morto nella sua abitazione.

L’autopsia ha chiarito la causa del decesso: una dissezione aortica, una patologia grave e spesso difficile da individuare tempestivamente, che può evolvere rapidamente fino a provocare un’emorragia interna fatale.

L’indagine per omicidio colposo

A seguito della morte, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, inizialmente contro ignoti. Successivamente sono stati iscritti due medici nel registro degli indagati.

Per uno dei sanitari, che aveva terminato il turno prima delle dimissioni, è stata disposta l’archiviazione. Diversa la posizione dell’altro medico, per il quale è stata avanzata la richiesta di rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, una Tac avrebbe potuto individuare la patologia e consentire un intervento chirurgico potenzialmente salvavita.

La perizia e la difesa

Nel corso dell’udienza preliminare è stata disposta una perizia tecnica, che ha evidenziato come non sia possibile stabilire con certezza lo stadio della dissezione al momento dell’accesso in ospedale. Tuttavia, i consulenti hanno indicato la possibilità che la patologia fosse già rilevabile attraverso esami più approfonditi.

La difesa del medico richiama invece lo scudo penale per i sanitari, sottolineando il contesto di forte pressione in cui operava il reparto. Nei due giorni in questione si sarebbero registrati oltre 200 accessi al pronto soccorso, un elemento ritenuto rilevante per valutare le condizioni in cui sono state prese le decisioni cliniche.

Sul piano civile, la famiglia della vittima ha già ottenuto un risarcimento, mentre sul fronte penale si attende la decisione del giudice sulla richiesta di rinvio a giudizio. Una vicenda che riapre il confronto sul delicato equilibrio tra responsabilità medica e limiti operativi del sistema sanitario.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure