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“Lo faccio di nuovo!”. La furia di Salvini contro Saviano: cosa succede

Pubblicato: 17/04/2026 11:20

Si chiude con un’assoluzione il procedimento giudiziario che ha visto contrapposti lo scrittore Roberto Saviano e il vicepremier Matteo Salvini, in una vicenda che per anni ha alimentato un acceso confronto politico e mediatico. Il tribunale di Roma ha stabilito che non sussiste il reato di diffamazione, mettendo fine a un caso legato a dichiarazioni risalenti al 2018.

La decisione arriva dopo un lungo dibattimento incentrato sull’uso di un’espressione fortemente critica nei confronti dell’allora ministro dell’Interno. Al centro del processo vi era il confine tra libertà di espressione, critica politica e tutela della reputazione personale, tema da tempo oggetto di dibattito nel panorama giuridico e istituzionale italiano.
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La sentenza del tribunale di Roma

Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini, ritenendo che le dichiarazioni contestate rientrassero nell’ambito della critica politica e non configurassero un illecito penale.

Al centro del procedimento alcune affermazioni pubblicate sui social dallo scrittore nel periodo in cui Salvini ricopriva l’incarico di ministro dell’Interno. In particolare, era stata contestata l’espressione “ministro della malavita”, ritenuta dalla parte querelante lesiva della reputazione del politico.

Il tribunale ha invece accolto la linea difensiva dello scrittore, secondo cui tali parole si inserivano in una tradizione di critica culturale e civile al potere politico, richiamando anche riferimenti storici e intellettuali legati al pensiero di Gaetano Salvemini.

Le motivazioni della difesa di Saviano

Nel corso del procedimento, Roberto Saviano ha sostenuto che le sue dichiarazioni avevano natura esclusivamente politica e rientravano nel diritto di espressione e di critica. Lo scrittore ha spiegato che l’intento era quello di denunciare, in forma provocatoria, alcune scelte e impostazioni dell’azione di governo dell’epoca.

Dopo la sentenza, Saviano ha commentato la decisione definendo la vicenda come parte di un lungo percorso giudiziario e mediatico che lo ha visto coinvolto negli ultimi anni. In particolare, ha parlato di una vicenda che per anni lo ha visto al centro di polemiche politiche, sostenendo di essere stato “perseguitato” da Salvini anche attraverso prese di posizione sulla sua scorta.

La reazione di Matteo Salvini

Immediata la replica di Matteo Salvini, che ha espresso forte dissenso rispetto alla decisione del tribunale. Il vicepremier ha difeso il proprio operato da ministro dell’Interno, sostenendo: “Posso stare antipatico, ma da ministro dell’Interno ho combattuto mafia, camorra e ’ndrangheta”.

Salvini ha contestato la sentenza parlando di giudici ideologicamente schierati e ha annunciato l’intenzione di proseguire sul piano legale: “Lo querelerò di nuovo”.

Un caso tra giustizia, politica e libertà di espressione

La vicenda tra Saviano e Salvini si inserisce in un contesto più ampio di confronto tra linguaggio politico, comunicazione pubblica e limiti della libertà di espressione. Il caso riporta al centro il tema del rapporto tra critica giornalistica e tutela dell’onore delle figure istituzionali.

La sentenza del tribunale di Roma rappresenta un passaggio significativo in questo dibattito, destinato a proseguire anche sul piano politico e mediatico. Nel frattempo, il confronto tra le due figure resta aperto, con posizioni che appaiono ancora profondamente distanti.

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