
Le dinamiche di provincia sanno essere, talvolta, più intricate di un romanzo noir d’altri tempi, nascondendo dietro facciate di assoluta rispettabilità una rete di legami e silenzi che le autorità cercano faticosamente di dipanare. Quando la quotidianità viene spezzata da eventi inspiegabili, l’attenzione degli inquirenti si sposta inevitabilmente sui dettagli minimi, su quelle ore trascorse in attesa nei corridoi istituzionali o su conversazioni che si credevano private. È in questi spazi interstiziali che spesso si annida la chiave per decodificare realtà complesse, dove il confine tra il ruolo di testimone e quello di figura centrale si fa estremamente labile, portando a galla frammenti di verità che scuotono una comunità intera, rimasta sospesa in un’attesa carica di interrogativi.
Sotto la lente i legami e i sospetti a Pietracatella
La strategia investigativa ha subito una nuova accelerazione, puntando i riflettori su una figura che sembrava muoversi inizialmente in secondo piano. Al centro della scena troviamo Laura Di Vita, la cui posizione si è fatta più complessa dopo essere stata ascoltata per la terza volta dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. La donna, quarantenne e insegnante di sostegno, è stata nuovamente convocata in questura e ascoltata dal personale della squadra mobile diretta da Marco Graziano. L’atto, durato oltre quattro ore, ha cercato di scavare tra incongruenze e omissioni che sarebbero emerse nei precedenti racconti. Gli inquirenti avrebbero rilevato discrepanze rispetto alle versioni fornite da Gianni Di Vita e dalla figlia diciannovenne Alice, specialmente in merito alla cena del 23 dicembre.
Un elemento determinante in questa svolta potrebbe essere una conversazione intercettata in una sala della questura di Campobasso, durante la lunga attesa per l’interrogatorio del padre. Protagoniste dello scambio sono Alice, la figlia sopravvissuta alla strage, e Laura, la cugina che per la ragazza è come una seconda mamma. Proprio da questo dialogo “ascoltato” sarebbero emersi elementi tali da far accendere i riflettori sulla figura di questa misteriosa cugina. Il rapporto tra lei e Gianni appare particolarmente stretto, tanto da spingerla ad accogliere lui e la nipote nella sua abitazione, situata proprio di fronte a quella dove qualcuno avrebbe fatto ingerire alle vittime la micidiale ricina.
Mentre il fascicolo resta al momento senza indagati, l’attenzione si concentra su chi è entrato in casa il 23 dicembre. Sebbene Laura Di Vita pare abbia provato che quella sera era a cena con un altro nipote, la sua familiarità con i luoghi le avrebbe permesso di entrare e uscire più volte. Nelle prossime ore saranno richiamati anche padre e figlia, mentre sono già stati ascoltati diversi amici di Alice per confermare i suoi spostamenti in quella tragica serata prenatalizia. La sensazione diffusa è che, una volta depositate la relazione del centro antiveleni di Pavia e l’autopsia, il quadro probatorio possa subire un mutamento definitivo.


