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Mamma e figli giù dal balcone, le parole tremende di Paolo Crepet: “Non è stato un gesto…”

Pubblicato: 22/04/2026 16:52

Le sfaccettature dell’animo umano rappresentano spesso un labirinto di complessità che sfugge alle analisi più superficiali, specialmente quando il silenzio diventa la dimora di sofferenze che non trovano parole per essere espresse. In un contesto sociale che corre verso una digitalizzazione spinta dei rapporti, si rischia di perdere di vista quella rete di contatti tangibili e sguardi sinceri che da sempre costituiscono il vero baluardo contro il senso di isolamento. Esistono condizioni che si sedimentano nel tempo, celate dietro una facciata di decoro e riservatezza, che possono trasformarsi in fardelli insostenibili se non intercettate da una sensibilità collettiva capace di andare oltre le etichette. Quando il confine tra la normalità e l’abisso si assottiglia, non sono solo i fatti a parlare, ma la necessità impellente di interrogarsi su quanto siamo ancora capaci di ascoltare i battiti sordi di un disagio che non urla, ma che consuma lentamente le fondamenta della nostra struttura emotiva e comunitaria, obbligandoci a una riflessione necessaria e profonda.

L’analisi di Crepet e l’ombra del disagio invisibile

Non c’è stata una perdita di controllo improvvisa, secondo lo psichiatra Paolo Crepet, dietro la tragedia di Catanzaro. Quello di Anna Democrito appare più come un malessere profondo e invisibile che nessuno ha saputo cogliere in tempo, come spiega al Messaggero: «Non è un semplice gesto d’impeto, perché allora chiunque di noi potrebbe lanciarsi dal balcone stasera stessa, anche io e lei con i nostri figli». Per lo psichiatra, il punto centrale è uno solo: «Questa madre era semplicemente sola, profondamente sola. Il suo disagio non è stato intercettato da nessuno. Se avesse avuto anche solo un’amica presente, forse quel dolore sarebbe stato colto e lei sarebbe stata aiutata». Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile, la 46enne avrebbe fatto cadere nel vuoto i tre figli uno dopo l’altro dal terrazzo di casa, per poi gettarsi a sua volta.

L’impatto è stato devastante: sono morti sul colpo lei e due dei bambini, di 4 anni e 4 mesi, mentre la terza figlia di 6 anni è ricoverata in gravi condizioni. Il marito, che dormiva al momento della tragedia, si è svegliato solo dopo aver sentito dei rumori e, non trovando nessuno in casa, è sceso in strada dove ha scoperto l’abisso. Crepet respinge con forza le chiavi di lettura più diffuse: «Dobbiamo smetterla con la retorica della “donna molto religiosa”: è il segno che non abbiamo capito nulla». Per lo studioso, il problema non è la fede, ma l’assenza di relazioni reali: «Dobbiamo avere il coraggio di dire che oggi la solitudine totale è il vero problema. Tutti sui social e zero relazioni umane. Dire che era una “brava donna” non serve a nulla».

Secondo la Procura di Catanzaro, la donna «aveva manifestato già in passato un disagio di natura psichiatrica». Le indagini proseguono per «delineare la dinamica dell’azione e le motivazioni del gesto, connesso alla condizione psichica della donna». I vicini la descrivevano come «schiva e molto religiosa», riferendo di «lievi disturbi psichici», ma aggiungendo che nulla lasciasse presagire un tale epilogo. Tra le vittime figura un neonato di 4 mesi, dato che porta inevitabilmente a considerare il quadro della depressione post-partum, una condizione che richiede un supporto strutturato e che, in questo caso, sembra essersi intrecciata con un isolamento sociale fatale.

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Ultimo Aggiornamento: 22/04/2026 16:53

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