
La sentenza è arrivata dopo ore di attesa, chiudendo uno dei casi più sconvolgenti degli ultimi anni. Una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana, riportando al centro il tema della maternità nascosta e delle tragedie familiari. In un’aula carica di tensione, i giudici hanno pronunciato una decisione destinata a far discutere. Il processo ha ricostruito una storia complessa, fatta di silenzi, omissioni e dinamiche difficili da decifrare.

La Corte d’Assise di Parma ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi di reclusione. La 22enne era accusata di aver ucciso e sepolto i due figli neonati nel giardino della casa di famiglia a Traversetolo.
I giudici l’hanno ritenuta colpevole per l’omicidio del secondo figlio, mentre è stata assolta per il primo episodio. Una decisione che si discosta parzialmente dalla richiesta della Procura, che aveva sollecitato una condanna a 26 anni.
Importante anche la riqualificazione di uno dei reati: per il secondo neonato si è passati da soppressione di cadavere a occultamento, considerato meno grave. Una linea già emersa nelle fasi preliminari dell’indagine.
Il caso era esploso nell’agosto 2024, quando il corpo di un neonato era stato ritrovato nel giardino dell’abitazione di famiglia. A fare la scoperta era stato il cane dei Petrolini, mentre la giovane si trovava all’estero.
Le successive indagini avevano portato al ritrovamento di un secondo corpo, sepolto nello stesso terreno. Da lì la ricostruzione di due gravidanze tenute nascoste e di parti avvenuti in solitudine.
Le autopsie hanno stabilito che entrambi i neonati erano nati vivi e che la morte sarebbe sopraggiunta in un secondo momento, legata a complicazioni come l’emorragia dopo il taglio del cordone ombelicale.
Sul piano personale, la perizia psichiatrica ha descritto la giovane come fragile ma capace di intendere e di volere. Per questo è stata ritenuta imputabile, pur essendo inserita in un percorso terapeutico e sottoposta a domiciliari con braccialetto elettronico.
La sentenza chiude il primo capitolo giudiziario, ma lascia aperti interrogativi profondi su una vicenda che continua a interrogare coscienze e istituzioni.
La reazione di Chiara
Nulla sembra turbare Chiara Petrolini. Nemmeno la condanna a 24 anni e tre mesi per l’omicidio del secondo dei suoi due figli. Non i fotografi che si accalcano per riprendere il suo viso che nei mesi è stato stravolto dai farmaci, non le parole dure che un avvocato nell’ultima udienza le rivolge: “Assassina consapevole”. Alla caviglia sinistra il braccialetto che regola i confini della sua libertà agli arresti domiciliari.


