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Fermato lo sparatore del 25 aprile, Bonelli attacca tutti: “La colpa è vostra!”

Pubblicato: 29/04/2026 11:45

La vicenda legata al fermo di Eithan Bondì, accusato di aver aperto il fuoco contro due manifestanti durante le celebrazioni del 25 aprile a Roma, continua a generare reazioni politiche e istituzionali molto forti, intrecciando sicurezza pubblica, tensioni comunitarie e un acceso dibattito sul linguaggio politico.

L’episodio si è verificato nei pressi della comunità ebraica della capitale e ha visto l’intervento rapido delle forze dell’ordine, che hanno portato al fermo di un 21enne indicato come responsabile dell’aggressione con una pistola ad aria compressa contro due persone che partecipavano a una manifestazione pubblica.
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Le reazioni politiche e le parole di Bonelli

La prima presa di posizione è arrivata dal co-leader di Alleanza Verdi Sinistra, Angelo Bonelli, che ha espresso ringraziamento per l’intervento delle forze dell’ordine, sottolineando la gravità del gesto. In una dichiarazione articolata, Bonelli ha affermato: “Ringrazio la polizia di Stato per la rapidità con cui ha individuato l’autore del gesto criminale che ha sparato contro due manifestanti che indossavano il fazzoletto dell’Anpi”.

Il parlamentare ha poi ampliato il suo intervento inserendo una riflessione politica sul contesto internazionale, affermando: “Ho sempre condannato la violenza a partire dal feroce attacco terroristico del 7 di ottobre 2023 ma da parte dei responsabili della comunità ebraica in Italia non vi è mai stata una condanna dei crimini e della pulizia etnica commessi dal governo israeliano di Netanhyahu contro il popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania”.

Secondo Bonelli, questa dinamica contribuirebbe ad alimentare un clima di tensione: “Questo legittima odio e comportamenti irresponsabili che vanno invece condannati e fermati partendo dalla condanna dei crimini commessi da Netanyahu”.

Le posizioni dell’Anpi e le contestazioni

Dura anche la presa di posizione dell’Anpi Roma, che ha convocato un presidio di protesta nel luogo in cui si è verificato il ferimento. L’associazione ha collegato l’episodio a un clima più ampio di tensione, parlando di una serie di intimidazioni e attacchi contro realtà associative e contesti scolastici.

Nel comunicato si afferma che il fermo del presunto aggressore dimostrerebbe come alcune narrazioni pubbliche siano distorte: “retoriche vittimistiche e deformazioni a mezzo stampa crollino davanti ai fatti”. L’Anpi ha inoltre ribadito la propria intenzione di non farsi intimidire, chiedendo al tempo stesso una chiara presa di distanza da parte della comunità ebraica romana.

L’associazione nazionale ha poi rilanciato l’appello alle istituzioni, chiedendo alla magistratura di approfondire il quadro complessivo: “non solo di appurare l’esistenza di eventuali mandanti dell’aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un’inchiesta su tali presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità ebraica romana”.

Parallelamente, l’Anpi ha sollecitato un intervento del ministro dell’Interno e della presidente del Consiglio, chiedendo una posizione chiara sulla vicenda.

Le reazioni della comunità e il caso della Brigata ebraica

Nel dibattito si è inserita anche la comunità ebraica di Roma, che ha espresso “sgomento e indignazione” rispetto alle accuse circolate nelle ore successive al fermo. Lo stesso Bondì avrebbe dichiarato di appartenere alla Brigata ebraica, circostanza successivamente smentita dall’associazione combattentistica, che ha chiarito: “Non è un nostro iscritto”.

Il tema dell’identità e delle appartenenze associative ha contribuito ad alimentare ulteriori tensioni, rendendo il caso ancora più delicato sul piano pubblico.

La condanna della violenza

A intervenire è stato anche Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati, che ha riportato l’attenzione sul gesto in sé, indipendentemente dalle appartenenze: “Chi spara, anche se con un arma ad aria compressa, contro dei manifestanti nel giorno in cui si festeggia la liberazione del paese dal nazifascismo è un criminale, qualunque sia la sua appartenenza o le sue motivazioni”.

Fiano ha inoltre ribadito la necessità di una condanna netta della violenza, sottolineando la gravità del riferimento simbolico alla Brigata ebraica, storicamente legata alla Resistenza.

La vicenda resta ora al centro dell’attenzione giudiziaria e politica, mentre proseguono le indagini per chiarire dinamica, contesto e eventuali ulteriori responsabilità legate all’episodio avvenuto nel giorno delle celebrazioni del 25 aprile.

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