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“Insultano come leoni, piangono come agnellini.” Piantedosi contro gli insulti sul web

Pubblicato: 30/04/2026 15:29

Un parallelo diretto, e destinato a far discutere, tra gli odiatori del web e chi partecipa alle manifestazioni. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto al Memoriale della Shoah di Milano accanto alla senatrice a vita Liliana Segre, ha tracciato un collegamento netto tra due fenomeni che, a suo giudizio, condividono una stessa radice: l’anonimato che genera deresponsabilizzazione.

Il parallelismo tra web e piazza

Nel corso dell’incontro dedicato al tema dell’odio, Piantedosi ha spiegato come il comportamento degli utenti online non sia così distante da quello osservabile in alcuni contesti di piazza. Secondo il ministro, esiste un filo rosso che lega questi atteggiamenti: la perdita di identità individuale.

Ha parlato apertamente di “spersonalizzazione”, un processo che porta le persone a sentirsi meno responsabili delle proprie azioni e delle parole che pronunciano. Questo meccanismo, ha sottolineato, è evidente tanto dietro una tastiera quanto durante alcune manifestazioni pubbliche.

“Dietro lo schermo piangono come agnelli”

Le parole più dure sono arrivate quando Piantedosi ha descritto il comportamento degli haters una volta identificati. Il ministro ha raccontato che spesso si tratta di persone anonime che, una volta rintracciate dalle forze dell’ordine, cambiano completamente atteggiamento.

“Cinquantenni anonimi che, una volta individuati, chiedono scusa e piangono come agnelli”, ha detto, evidenziando la distanza tra l’aggressività mostrata online e la reazione nella vita reale.

Una dinamica che, secondo il titolare del Viminale, si ripropone anche in contesti collettivi, dove il gruppo e l’anonimato finiscono per attenuare il senso di responsabilità individuale.

Il contesto: l’incontro con Liliana Segre

L’intervento si inserisce in un evento più ampio dedicato alle vittime dell’odio, organizzato al Memoriale della Shoah di Milano. Un contesto simbolico, nel quale il tema dell’odio non è stato affrontato solo come fenomeno contemporaneo, ma anche come eredità storica ancora presente.

La stessa Liliana Segre ha ricordato come l’odio non sia mai scomparso, ma abbia semplicemente cambiato forma, trovando oggi nuove espressioni anche attraverso il web e i social network.

Un fenomeno che cambia forma ma non sostanza

Le parole di Piantedosi si inseriscono in un dibattito più ampio sulla trasformazione dell’odio nell’era digitale. Se un tempo si manifestava in modo diretto e visibile, oggi può diffondersi rapidamente attraverso piattaforme online, amplificato dall’anonimato e dalla distanza fisica.

Il punto centrale, secondo il ministro, resta però invariato: la responsabilità individuale. Ed è proprio la sua perdita, favorita dalla spersonalizzazione, a rendere possibile l’escalation di comportamenti aggressivi, sia sul web sia nelle piazze.

Un messaggio che punta a spostare il focus non solo sulla repressione dei fenomeni, ma anche sulla necessità di ricostruire un senso di responsabilità personale, capace di arginare quella che è stata definita una vera e propria valanga d’odio.

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