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Meloni-Berlusconi, è scontro sotterraneo! Ecco la paura di Giorgia

Pubblicato: 30/04/2026 16:49

Non è una rottura ufficiale. Non ci sono dichiarazioni formali, né strappi plateali. Ma dentro la maggioranza, e soprattutto nei rapporti tra Palazzo Chigi e il mondo Mediaset, qualcosa si è incrinato. E a Roma, tra i corridoi del potere, si parla ormai apertamente di uno scontro sotterraneo tra Giorgia Meloni e la galassia Berlusconi.
Il detonatore? Una serata televisiva che ha fatto esplodere nervi già scoperti. E che, secondo fonti di Fratelli d’Italia, ha aperto un fronte politico delicatissimo.

La scintilla: il caso Nordio in tv

Tutto parte da una puntata di Rete 4, dove il giornalista Rai Sigfrido Ranucci, ospite da Bianca Berlinguer, lancia accuse pesanti sul ministro della Giustizia Carlo Nordio, evocando presunti incontri legati al caso Minetti. Accuse che il ministro smentisce in diretta, parlando apertamente di “follia”.

Ma il punto, per Palazzo Chigi, non è solo il contenuto. È il contesto. Perché quelle parole arrivano da un volto della Rai, trasmesse su una rete Mediaset, in un format che – secondo ambienti di governo – avrebbe consentito un attacco diretto a un ministro senza adeguate verifiche.

La reazione della premier è immediata. “Uno spettacolo indegno”, avrebbe commentato a caldo. Ma dietro lo sdegno c’è qualcosa di più profondo.

Il sospetto: “Ci stanno sabotando”

Dentro Fratelli d’Italia si fa strada un sospetto pesante: che non si tratti di un incidente isolato, ma di un segnale politico. In altre parole, che una parte del mondo legato ai Berlusconi stia scegliendo di alzare il livello dello scontro con il governo.

È una lettura che circola tra i vertici del partito. E che si traduce in una convinzione sempre più diffusa: Mediaset non è più una zona neutra.

A confermarlo, raccontano fonti interne, sarebbe stata anche una telefonata durissima ai vertici dell’informazione del gruppo, con accuse esplicite: “Sembra La7”, “con Silvio Berlusconi non sarebbe mai successo”. Parole che fotografano un clima cambiato.

La contromossa di Meloni

La risposta politica arriva subito. Discreta ma significativa. Ai parlamentari di Fratelli d’Italia viene dato un segnale chiaro: stop alle presenze nei programmi di Bianca Berlinguer. Una pausa, ufficialmente. Ma che suona come una presa di distanza.

Nel frattempo, il partito si compatta attorno a Nordio. Scatta la difesa politica, con contatti diretti tra i vertici e il ministro, invitato a smentire pubblicamente. E lo fa, intervenendo in diretta. È una controffensiva rapida, ma che rivela quanto la vicenda sia stata percepita come un attacco al cuore del governo.

Il ruolo della Rai e il caso Ranucci

Parallelamente, si apre anche un fronte interno alla Rai. L’azienda, colta di sorpresa dall’ospitata di Ranucci su una rete concorrente, invia una lettera di richiamo. Un segnale che qualcosa non ha funzionato nella catena di controllo.

Il caso diventa così doppio: politico e mediatico. E finisce per coinvolgere anche i vertici dell’informazione pubblica, accusati – sempre da ambienti della maggioranza – di non aver vigilato.

Il nodo vero: i rapporti con Forza Italia

Ma il punto più delicato è un altro. Questa vicenda tocca direttamente gli equilibri con Forza Italia e, più in generale, con l’eredità politica e mediatica di Silvio Berlusconi.

Perché Mediaset non è solo un’azienda. È un pezzo di quel mondo. E se quel mondo cambia atteggiamento, il segnale è politico.

Meloni, secondo chi la conosce, teme proprio questo: una progressiva perdita di allineamento. Non uno scontro aperto, ma una serie di segnali, piccoli ma continui, che possono indebolire il governo nel racconto pubblico.

La paura di Giorgia

È qui che emerge la vera preoccupazione. Non tanto la singola puntata, o la polemica su Nordio. Ma l’idea che qualcuno, dentro il sistema mediatico vicino alla maggioranza, possa iniziare a giocare una partita autonoma.

In politica, il consenso si costruisce anche così: nel racconto quotidiano, negli equilibri televisivi, nei silenzi e nelle amplificazioni. E se quel racconto cambia tono, il rischio è concreto.

Per questo, dietro lo scontro sulla tv e le accuse incrociate, si intravede una partita più grande. Una partita che riguarda il controllo della narrazione e la tenuta della maggioranza. E che, per Giorgia Meloni, potrebbe diventare presto molto più di un semplice incidente mediatico.

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