
Per settimane di Michelangelo Scamarcia non si è saputo più nulla. Una scomparsa improvvisa, avvenuta nella periferia di Bari, che con il passare dei giorni ha alimentato domande, inquietudine e apprensione. L’uomo, 67 anni, era sparito il 31 marzo senza lasciare tracce e senza dare più notizie ai familiari.
Davanti a quel silenzio totale, il fratello si è rivolto alle autorità: due giorni dopo, ha presentato una denuncia di scomparsa. Da lì sono partite le ricerche e gli accertamenti, mentre il caso assumeva contorni sempre più oscuri.
Il ritrovamento del corpo nel negozio
La svolta è arrivata nelle scorse ore, in modo drammatico. Il corpo del 67enne è stato trovato all’interno di un negozio della zona, nascosto nel retro dell’attività commerciale e avvolto in buste di plastica.
Secondo quanto emerso, il cadavere era in avanzato stato di decomposizione e sarebbe rimasto occultato per giorni. Gli investigatori sono arrivati a quel locale dopo una serie di verifiche che hanno portato al fermo di un commerciante 42enne di origine cinese.

Il movente: un debito di 30 euro
Dietro l’omicidio, stando alla ricostruzione investigativa, ci sarebbe un dettaglio tanto banale quanto sconvolgente: un debito di 30 euro. Sarebbe stata proprio quella somma, minima eppure decisiva, a far esplodere una discussione fino a trasformarla in tragedia.
Gli inquirenti ritengono che tra Scamarcia e il commerciante ci fosse un accordo legato alla carta del reddito di inclusione della vittima: uno strumento che consente acquisti, ma non permette di prelevare denaro contante.
La ricostruzione della transazione
Il meccanismo, sempre secondo gli accertamenti, prevedeva una transazione da 600 euro effettuata tramite il Pos del negozio. In cambio, il 42enne avrebbe dovuto consegnare a Scamarcia 530 euro in contanti, trattenendo 70 euro come compenso per l’operazione.
Qualcosa però sarebbe andato diversamente: al 67enne sarebbero stati restituiti soltanto 500 euro. I 30 euro mancanti sarebbero diventati il nodo della lite, degenerata poi nell’episodio che ha portato alla morte dell’uomo.

Le indagini e la confessione
Secondo gli investigatori, al culmine della discussione il commerciante avrebbe soffocato Scamarcia utilizzando una busta di plastica. Poi avrebbe nascosto il corpo nel retro del negozio, nel tentativo di far sparire ogni traccia e guadagnare tempo.
Durante l’interrogatorio, avvenuto alla presenza del difensore, l’uomo avrebbe ammesso le proprie responsabilità, confessando di aver provocato la morte di Scamarcia. Se la ricostruzione verrà confermata in ogni dettaglio, resta il peso di una vicenda che racconta come una cifra irrisoria possa diventare la scintilla di una violenza estrema: trenta euro come tragico prezzo di una vita.
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