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Guerra in Iran, Trump e Netanyahu valutano la ripresa dei conflitti con l’Iran: “Proposta di pace non accettabile”

Pubblicato: 03/05/2026 19:34

Il panorama mediorientale in questi primi giorni di maggio 2026 è dominato da una tensione estrema, segnata dallo stallo dei negoziati in Pakistan e dalla scadenza formale dei termini legali per l’impiego delle forze militari statunitensi. Dopo l’inizio dell’operazione Epic Fury lo scorso 28 febbraio, la situazione attuale vede un precario cessate il fuoco messo alla prova dal continuo blocco navale dello Stretto di Hormuz, che sta portando l’economia di Teheran vicino al collasso. Mentre il Pentagono annuncia il ritiro di truppe dagli alleati europei giudicati non collaborativi, le diplomazie internazionali cercano disperatamente di evitare che il conflitto riprenda vigore, scontrandosi però con la ferma volontà di Washington di non fare concessioni sul dossier nucleare e sulla sicurezza regionale.

Donald Trump ha recentemente riaffermato la concreta possibilità di una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran, pur mantenendo una stretta riservatezza riguardo alle tempistiche di tali interventi. Questa strategia della ambiguità calcolata mira a esercitare una pressione psicologica costante su Teheran, utilizzando la minaccia della forza come uno strumento di deterrenza per limitare l’influenza regionale della Repubblica Islamica. Le dichiarazioni hanno generato immediata apprensione nei mercati globali e tra le diplomazie internazionali, poiché l’incertezza su una possibile escalation bellica mette a rischio la stabilità economica legata al settore energetico e gli equilibri geopolitici di un’area già profondamente instabile.

19:34 – Trump boccia Teheran: “Proposta inaccettabile”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto senza mezzi termini la nuova proposta iraniana, definendola “inaccettabile”. In un’intervista all’emittente israeliana Kan, il capo della Casa Bianca ha sostenuto che la campagna militare “sta procedendo molto bene”, tornando anche a difendere il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Trump ha chiesto al presidente Isaac Herzog di concedergli la grazia, sottolineando che “è un leader in tempo di guerra” e che dovrebbe potersi concentrare sul conflitto.

19:18 – Teheran: “Risposta Usa ricevuta, ora la valutiamo”
L’Iran conferma di aver ricevuto una risposta ufficiale dagli Stati Uniti alla proposta presentata nei giorni scorsi. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha spiegato alla tv di Stato che Teheran sta analizzando il contenuto della replica americana. La proposta iraniana, composta da 14 punti, sarebbe focalizzata esclusivamente sulla fine della guerra e – ha precisato Baghaei – non includerebbe il dossier nucleare, smentendo alcune ricostruzioni circolate sui media.

18:10 – Attacco a nave vicino Hormuz: equipaggio salvo
Tensione nello Stretto di Hormuz, dove una nave portarinfuse ha segnalato di essere stata attaccata da diverse imbarcazioni leggere. L’episodio è stato confermato dal centro britannico per le operazioni marittime (Ukmto), che ha invitato tutte le navi in transito a prestare massima cautela. L’equipaggio non ha riportato ferite. Da Teheran fanno sapere che il controllo dello stretto resta saldo e che le navi non legate a Stati Uniti o Israele possono transitare previo pagamento di un pedaggio.

17:31 – Usa: Iran verso chiusura dei pozzi petroliferi
Secondo il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, l’Iran starebbe entrando in una fase critica sul piano energetico. Intervenendo a Fox News, ha dichiarato che i ricavi da pedaggi sarebbero crollati a circa 1,3 milioni di dollari, una cifra molto inferiore rispetto ai proventi petroliferi abituali. I depositi sarebbero ormai pieni e Teheran potrebbe essere costretta a chiudere alcuni pozzi già nei prossimi giorni.

17:29 – Opec+ aumenta la produzione di petrolio
Sette Paesi dell’Opec+ hanno deciso di incrementare la produzione di petrolio di 188mila barili al giorno a partire da giugno 2026. Tra i Paesi coinvolti ci sono Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman. La decisione arriva in un contesto di forte instabilità del mercato energetico globale e dopo il recente ritiro degli Emirati Arabi Uniti dal cartello. I Paesi coinvolti hanno ribadito la volontà di mantenere flessibilità per adattare la produzione alle condizioni del mercato.

15:34 – Iran-Germania, contatti diplomatici in corso
Proseguono i contatti diplomatici. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con il collega tedesco Johann Wadephul. Al centro della conversazione gli sviluppi della crisi in Medio Oriente e le iniziative diplomatiche di Teheran, che continua a sostenere di lavorare per porre fine al conflitto con Stati Uniti e Israele.

15:17 – Teheran: “Se minacciati combatteremo”
Toni duri da parte della leadership iraniana. Il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei ha dichiarato che il Paese non desidera proseguire la guerra, ma è pronto a difendersi. “Se la nostra dignità sarà minacciata, combatteremo”, ha scritto in un messaggio pubblicato sui social.

14:24 – Il piano iraniano: risarcimenti e fine del blocco su Hormuz
Emergono dettagli sulla proposta iraniana per risolvere il conflitto con gli Stati Uniti. Il piano in 14 punti prevederebbe, tra le richieste principali, un risarcimento a favore di Teheran e la revoca del blocco sullo Stretto di Hormuz. Secondo fonti iraniane, gli Stati Uniti avrebbero proposto una tregua di due mesi, mentre l’Iran punta a una soluzione più rapida, chiedendo la chiusura del conflitto entro 30 giorni.

07:40 – Trump e Israele valutano la ripresa dei conflitti con Teheran
Donald Trump ha recentemente riaffermato la concreta possibilità di una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran, pur mantenendo una stretta riservatezza riguardo alle tempistiche di tali interventi. Questa strategia della ambiguità calcolata mira a esercitare una pressione psicologica costante su Teheran, utilizzando la minaccia della forza come uno strumento di deterrenza per limitare l’influenza regionale della Repubblica Islamica. Le dichiarazioni hanno generato immediata apprensione nei mercati globali e tra le diplomazie internazionali, poiché l’incertezza su una possibile escalation bellica mette a rischio la stabilità economica legata al settore energetico e gli equilibri geopolitici di un’area già profondamente instabile.

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Ultimo Aggiornamento: 03/05/2026 19:57

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