
Un’operazione su larga scala riporta al centro dell’attenzione il tema della criminalità organizzata nella Capitale, evidenziando dinamiche complesse e radicate che coinvolgono traffici illeciti, violenza e controllo del territorio. Le indagini condotte negli ultimi mesi hanno fatto emergere un sistema articolato, capace di operare su più livelli e di mantenere collegamenti anche con ambienti carcerari.
Il quadro delineato dagli investigatori restituisce l’immagine di una struttura criminale ben organizzata, dotata di risorse e relazioni in grado di alimentare attività illegali su vasta scala. Un contesto che ha richiesto un intervento deciso da parte delle autorità, culminato in una vasta operazione repressiva.
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Maxi operazione a Roma contro il traffico di droga
I carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone, di cui 16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito di un’indagine che ha portato allo smantellamento di un’associazione ritenuta tra le più pericolose della Capitale.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, porto e detenzione illegale di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio. Diversi reati risultano aggravati dall’utilizzo del cosiddetto metodo mafioso, legato al controllo del territorio e all’uso sistematico della violenza.

Il controllo del territorio e i legami criminali
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’organizzazione gestiva l’importazione di ingenti quantitativi di stupefacenti dall’estero, distribuendoli poi all’ingrosso nelle principali piazze di spaccio romane. Il gruppo avrebbe esercitato un forte controllo sulle attività illecite, imponendo regole e modalità operative attraverso intimidazioni e azioni violente.
Gli investigatori hanno inoltre evidenziato collegamenti con ambienti riconducibili al clan Senese, elemento che ha contribuito a contestare l’aggravante mafiosa. Il recupero dei crediti legati al traffico di droga avveniva spesso con metodi coercitivi, rafforzando il clima di paura e soggezione.
I rapporti con il carcere di Rebibbia
L’indagine, avviata a maggio 2025 dal Nucleo Investigativo di Roma, ha fatto emergere anche un aspetto particolarmente allarmante: la permeabilità del sistema carcerario, con riferimento alla casa circondariale di Rebibbia.
Dalle intercettazioni sarebbe emerso che l’organizzazione manteneva contatti costanti con detenuti di alto profilo criminale, riuscendo persino a influenzare le assegnazioni interne e a organizzare spedizioni punitive nei confronti di altri detenuti. Un elemento che evidenzia la capacità del gruppo di operare anche all’interno delle strutture penitenziarie.
Sequestri, estorsioni e violenze
Tra gli episodi più gravi contestati figura il sequestro di persona del padre di un intermediario, prelevato a Sulmona e portato in un’abitazione tra Abruzzo e Lazio. Qui sarebbe stato minacciato con un’arma per costringerlo a contattare il figlio e ottenere la restituzione di 200 mila euro sottratti all’organizzazione.
Documentati anche casi di estorsione, tra cui quello ai danni di un intermediario marocchino residente in Spagna, minacciato di morte per recuperare 50 mila euro, e quello di un pusher aggredito brutalmente per un debito di 35 mila euro.

Faida e tentati omicidi nel quartiere Tuscolano
Le indagini hanno inoltre portato alla luce una violenta faida tra gruppi rivali, culminata in due tentati omicidi avvenuti nel quartiere Tuscolano tra novembre e dicembre 2025. In queste occasioni sono stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco in strada, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini.
La tensione tra le fazioni è proseguita anche nei mesi successivi. Tra il 14 e il 19 aprile 2026, i carabinieri sono riusciti a sventare almeno cinque attentati, evitando ulteriori escalation di violenza.
Il ruolo del killer e la base operativa
Per portare a termine alcune azioni, i vertici dell’organizzazione avrebbero reclutato un killer cileno, prelevato dalla Spagna e nascosto insieme ad altri membri del gruppo in una villetta di Ciampino. Una base operativa utilizzata per pianificare e organizzare le attività criminali, cercando di eludere i controlli delle forze dell’ordine.
L’operazione rappresenta un duro colpo a una rete criminale radicata e strutturata, confermando l’impegno delle autorità nel contrasto al traffico di droga e alle organizzazioni che operano con modalità mafiose sul territorio.


