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Profanazione bara Pamela Genini, l’ex ora indagato rompe il silenzio. Tutti scioccati e increduli

Pubblicato: 07/05/2026 08:44

In alcuni casi, il confine tra l’affetto profondo e l’inquietudine del sospetto diventa così sottile da confondere chiunque osservi la scena dall’esterno. Ci sono storie che partono da un lutto straziante per poi avvitarsi in una spirale di misteri che sembrano sfidare la logica e il senso di pietà comune. Quando l’attenzione di chi indaga smette di vagare nel buio e si posa con fermezza su un’unica figura, il racconto cambia improvvisamente ritmo, passando dal cordoglio alle domande incalzanti. È un percorso tortuoso, fatto di sopralluoghi notturni e dettagli che riemergono dal passato, dove ogni dichiarazione pubblica viene soppesata con estrema cautela per capire cosa si nasconda dietro una calma apparentemente imperturbabile.

Il caso di Strozza e la svolta investigativa

Il dramma che circonda la memoria di Pamela Genini ha raggiunto un punto di rottura decisivo. “Voglio sapere a chi ho schiacciato i piedi. Come ci si sente a essere indagati? Io sto bene, non ho fatto nulla”: sono state queste le prime parole pronunciate da Francesco Dolci, 41 anni, impresario di Sant’Omobono Terme, nel momento in cui ha varcato la soglia della Caserma di via delle Valli a Bergamo. Entrato come testimone mercoledì 6 maggio, ne è uscito soltanto nel tardo pomeriggio con lo status di indagato per i reati di furto e vilipendio di cadavere. L’interrogatorio, condotto dal pm Giancarlo Mancusi alla presenza dell’avvocata Eleonora Prandi, è durato quasi sette ore, durante le quali Dolci ha risposto punto su punto, mantenendo quella freddezza che lo ha caratterizzato sin dalle sue prime apparizioni pubbliche.

L’inchiesta punta a fare luce sull’orrore scoperto il 23 marzo scorso nel cimitero di Strozza. La bara della ventinovenne — vittima di un atroce delitto avvenuto a Milano nel 2025 per mano di Gianluca Soncin — è stata profanata. Secondo le ricostruzioni, ignoti avrebbero estratto la salma dal loculo già a novembre, rimuovendo la copertura in zinco per asportare la testa della vittima, un macabro trofeo che tuttora non è stato rinvenuto. Dopo l’interrogatorio, i militari hanno scortato Dolci nella sua abitazione per una perquisizione durata fino alle 23, a caccia di prove materiali che possano confermare i sospetti maturati nelle ultime settimane.

Gli inquirenti si muovono su indizi pesanti. Esiste un filmato delle telecamere di sicurezza che ritrae un uomo muoversi vicino al cimitero alle 2 di notte, in un periodo in cui la struttura era chiusa per lavori. Per gli investigatori, quell’uomo potrebbe essere Dolci “all’80-90% dei casi”, tradito dall’andatura e da un veicolo simile alla sua Opel Corsa. A questo si aggiunge un dettaglio inquietante: l’impresario avrebbe scattato almeno otto fotografie al loculo della sua ex fidanzata, un gesto che per la Procura tradirebbe un’ossessione morbosa e il timore che i lavori di estumulazione potessero rivelare la manomissione della bara. Nonostante i sospetti e la pressione crescente, Dolci continua a professarsi totalmente estraneo, attendendo che la verità faccia il suo corso.

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