
Nel mondo del centro politico vicino al centrosinistra qualcosa torna a muoversi. Un’area dispersa da anni tra associazioni civiche, reti territoriali e frammenti dell’ex esperienza ulivista prova ora a ricompattarsi attorno a un appuntamento che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere molto più di un semplice convegno politico.
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La data fissata è quella del 16 maggio, all’Auditorium Antonianum di Roma. Lì si ritroveranno esponenti del cattolicesimo democratico, amministratori locali, movimenti civici e realtà associative che negli ultimi anni hanno cercato una collocazione politica senza riuscire a trovare un punto di riferimento stabile. A rendere particolarmente significativo l’evento è soprattutto la presenza annunciata di Romano Prodi, figura che continua a rappresentare un riferimento simbolico per quell’area moderata e progressista nata ai tempi dell’Ulivo.
L’iniziativa porta il titolo “Costruire Comunità” e propone una riflessione su territorio, partecipazione e democrazia. Ma dietro il tema ufficiale emerge anche il tentativo di verificare se esistano ancora le condizioni per ricostruire uno spazio politico centrista, alternativo alla destra ma non completamente integrato nel Partito democratico.

Il ritorno del mondo ex Margherita
L’incontro romano rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato un anno fa a Milano e proseguito attraverso altre iniziative locali. A promuoverlo sono soprattutto esponenti legati alla tradizione del cattolicesimo democratico e dell’associazionismo sociale.
Tra i principali organizzatori figurano Paolo Ciani, deputato eletto nelle liste del Pd e vicino alla Comunità di Sant’Egidio attraverso l’esperienza di Demos, e Graziano Delrio, che negli ultimi mesi ha dato vita all’associazione Comunità democratica.
Attorno a loro si sono raccolte diverse realtà territoriali nate negli ultimi anni. Dalla Basilicata arriva l’esperienza di Basilicata Comune, la lista costruita da Angelo Chiorazzo in occasione delle elezioni regionali. Dal Trentino partecipa Campo Base, formazione civica di area cattolica che ha conquistato quattro consiglieri provinciali. Presente anche PER, associazione campana fondata da Nicola Campanile, tra gli animatori della cosiddetta Rete Trieste, il network nato dopo la cinquantesima Settimana sociale della Chiesa italiana.
Il filo che unisce queste esperienze è la difficoltà di trovare oggi una rappresentanza politica riconoscibile. Molti di questi mondi si erano riconosciuti prima nella Margherita e poi nell’Ulivo, mentre nel tempo una parte si è allontanata dal Pd senza però avvicinarsi ad altre forze centriste.

Pace, ambiente e territori al centro dell’iniziativa
I promotori puntano a costruire un percorso che parta dai territori e dalle reti civiche. Nell’invito diffuso agli aderenti delle varie associazioni si parla della necessità di rafforzare comunità locali capaci di affrontare crisi internazionali, emergenze energetiche e fragilità democratiche.
Tra i temi centrali compare il tema della pace, con il richiamo a un’Europa più unita e capace di contribuire alla stabilità internazionale. Accanto a questo emerge con forza anche la questione ambientale, indicata come una delle priorità per il futuro.
Particolare attenzione viene riservata alle energie rinnovabili, all’autonomia energetica e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati. Il riferimento è a un modello che unisca sostenibilità ambientale, coesione sociale e sviluppo territoriale.
Nel documento preparatorio si insiste inoltre sulla necessità di creare alleanze tra esperienze civiche e associative ispirate ai valori cristiani e sociali, seguendo la prospettiva dell’“ecologia integrale” richiamata dalla Chiesa italiana.
Il nodo politico resta aperto
Dietro la mobilitazione del mondo cattolico democratico resta però una domanda ancora senza risposta: quale sbocco politico potrà avere questa rete?
Al momento non esiste un coordinamento con gli altri progetti centristi che stanno prendendo forma fuori dal Pd. I rapporti con Matteo Renzi rimangono cordiali ma senza sviluppi concreti. Allo stesso modo non risultano collegamenti strutturati con le iniziative promosse da Ernesto Ruffini, da Alessandro Onorato o da Vincenzo Spadafora.
In questo scenario Romano Prodi continua a sostenere la necessità di costruire un soggetto moderato e riformista alleato del Partito democratico. Una prospettiva che però, almeno per ora, non sembra aver trovato una sintesi condivisa tra le diverse anime presenti.
L’appuntamento romano servirà quindi anche a capire se questo universo politico e associativo riuscirà a trasformarsi in qualcosa di più stabile oppure resterà confinato in una rete di esperienze territoriali prive di una vera rappresentanza nazionale.


