
Un uomo anziano percorre la strada di sempre, a pochi passi dalla sicurezza delle mura domestiche, quando il rumore metallico di una collisione interrompe bruscamente la quiete della tarda mattinata. L’impatto è violento e improvviso, tale da sbalzare il pedone sull’asfalto rovente, lasciandolo inerme mentre una vettura scura si allontana rapidamente senza accennare a una frenata. In quegli istanti drammatici si consuma il paradosso di un soccorso mai arrivato, sostituito da una fuga calcolata che vede il responsabile tornare persino sul luogo del delitto, osservando da lontano il lavoro delle forze dell’ordine prima di nascondersi nel silenzio di un garage condominiale. La tragedia di una vita spezzata si intreccia con la protervia di chi, nonostante i precedenti e i divieti legali, ha continuato a considerare la propria necessità di movimento superiore alla sicurezza altrui.
Il tragico evento stradale
L’investimento mortale si è verificato giovedì mattina all’altezza dell’incrocio tra via Boifava e via San Giacomo, dove il signor Andrea Serafino, un uomo di ottantanove anni molto conosciuto nel quartiere, è stato travolto da una Opel Meriva mentre attraversava sulle strisce pedonali. La dinamica ricostruita dagli investigatori descrive una scena agghiacciante: dopo aver colpito l’anziano, il conducente del veicolo non si è fermato per sincerarsi delle sue condizioni, ma ha scelto di accelerare e fuggire in direzione di via dei Missaglia. La vittima è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Humanitas di Rozzano in condizioni che inizialmente non sembravano disperate, ma il quadro clinico è precipitato drasticamente con il passare delle ore. Il decesso di Andrea Serafino è stato dichiarato ufficialmente dai medici alle 22.25 dello stesso giorno, trasformando l’accusa nei confronti dell’investitore in omicidio stradale.
La cattura del pirata
Le indagini condotte dagli agenti della Polizia locale, coordinati dal comandante Gianluca Mirabelli, sono state tempestive grazie al supporto tecnologico delle telecamere di sorveglianza posizionate nella zona. Un occhio elettronico situato all’angolo tra via Boifava e via dei Missaglia ha ripreso la Opel Meriva scura passare una prima volta poco prima dell’impatto e una seconda volta esattamente un minuto dopo, confermando la fuga deliberata del conducente. Un dettaglio inquietante emerso dai rilievi riguarda il comportamento successivo dell’uomo: circa mezz’ora dopo l’incidente, la stessa vettura è stata vista transitare a bassa velocità accanto agli agenti che stavano ancora effettuando i rilievi, per poi sparire all’interno di un cortile privato. Solo nel tardo pomeriggio, intorno alle 17.30, i ghisa sono riusciti a intercettare e fermare il veicolo in largo Mahler, identificando alla guida il colpevole.
Un profilo di recidiva
Al volante della vettura è stato trovato F.F., un uomo di ottantasei anni, la cui posizione si è rivelata immediatamente gravissima. Dalle verifiche effettuate nella banca dati di piazza Beccaria è emerso che l’anziano conducente era un pirata della strada recidivo. Soltanto poche settimane prima, precisamente il 26 marzo, l’uomo era stato protagonista di un episodio analogo in via Meda, dove aveva investito un altro pedone fuggendo senza prestare assistenza. Per quel precedente specifico, all’ottantaseienne era già stata sospesa la patente di guida, un provvedimento che l’uomo ha scientemente deciso di ignorare. La Meriva utilizzata per compiere l’investimento è risultata intestata alla moglie, ma era in uso esclusivo al marito, il quale continuava a circolare indisturbato per le vie della città nonostante i pesanti carichi pendenti e l’inidoneità legale alla guida.
Una volta portato al comando di via Custodi, l’ottantaseienne ha cercato di giustificare la propria condotta con affermazioni che hanno lasciato interdetti gli investigatori. L’uomo ha ammesso candidamente di essere consapevole del ritiro della patente, spiegando però che l’auto gli è necessaria poiché non riesce a camminare bene e deve occuparsi delle commissioni quotidiane, come andare in farmacia o fare la spesa. Riguardo al tragico investimento di Andrea Serafino, il pirata ha dichiarato di non ricordare nulla, sostenendo di aver effettuato il solito giro per gli acquisti e di essere poi rientrato a casa senza accorgersi di aver travolto e ucciso una persona. Il verbale delle sue dichiarazioni è stato interrotto non appena sono emersi chiari indizi di reità, portando alla sua denuncia a piede libero.
Le conseguenze legali
Secondo il rapporto finale degli agenti, il comportamento dell’ottantaseienne non è stato frutto di distrazione, ma di una strategia precisa volta a evitare le proprie responsabilità. Gli investigatori sottolineano come l’indagato abbia effettuato un tragitto anomalo per tornare verso casa, probabilmente nel tentativo di non farsi individuare, pur risiedendo a pochissima distanza dal luogo della tragedia. Attualmente, il pubblico ministero Giulia Floris ha preso in carico il fascicolo, disponendo il sequestro immediato della vettura e ordinando l’esame autoptico sul corpo della vittima per confermare il nesso causale tra l’impatto e il decesso. La vicenda solleva interrogativi profondi sulla sicurezza stradale e sulla gestione di soggetti pericolosi che, nonostante i provvedimenti restrittivi, continuano a rappresentare una minaccia per la pubblica incolumità.


