
L’analisi degli ultimi dati relativi alle intenzioni di voto, raccolti tra il 6 e l’8 maggio 2026 su un campione di 2.300 intervistati tramite metodologia CAWI, delinea un quadro politico in leggero fermento ma caratterizzato da equilibri ancora precari. La fotografia scattata in questa finestra temporale evidenzia alcuni segnali di risveglio per le forze di maggioranza, in particolare per il partito guidato da Giorgia Meloni, pur restando all’interno di un perimetro di incertezza che coinvolge sia l’area di governo sia le opposizioni. La dinamica più rilevante riguarda la capacità dei principali attori di invertire o confermare i trend delle settimane precedenti, in un contesto dove anche i piccoli spostamenti decimali assumono un peso politico specifico non indifferente.
Fratelli d’italia interrompe la discesa
Il dato che balza immediatamente all’occhio è il recupero di Fratelli d’Italia, che dopo tre settimane di flessione costante riesce finalmente a invertire la rotta. Il partito della Premier sale al 28,7%, guadagnando un decimale prezioso che serve soprattutto a ridare ossigeno al morale interno. Nonostante questo rimbalzo, la situazione complessiva per FdI rimane complessa, poiché il confronto con i dati di fine aprile mostra chiaramente che il terreno perduto non è stato ancora riconquistato. Rispetto al 29,2% registrato solo venti giorni fa, il saldo rimane negativo di cinque decimi, a testimonianza di una fase di assestamento che sembra aver allontanato, almeno per il momento, le vette del trenta percento toccate in passato. Si tratta dunque di un segnale di stabilizzazione più che di una vera e propria nuova avanzata travolgente.
Centrosinistra tra stasi e piccoli passi
Sul fronte delle opposizioni, il Partito Democratico continua a navigare in acque relativamente calme ma senza riuscire a produrre quello strappo decisivo che molti si aspetterebbero. Guadagnando un decimale, i dem si attestano al 22,1%, confermando una tenuta solida ma incapace di sfondare verso l’alto. Parallelamente, il Movimento 5 Stelle prosegue la sua lenta ma costante risalita, portandosi al 12,7%. La forza politica guidata da Giuseppe Conte sembra beneficiare di una tendenza al rialzo che si protrae ormai da diverse settimane, consolidando la propria posizione come terzo polo del sistema politico italiano e riducendo parzialmente le distanze con il Nazareno. Questo dinamismo nel campo progressista non sembra però favorire l’alleanza nel suo complesso, a causa delle difficoltà riscontrate dalle componenti più radicali.
Difficoltà per le forze minori e la coalizione di governo
Se FdI festeggia un piccolo segno più, lo stesso non si può dire per i suoi alleati di coalizione. Sia Forza Italia che la Lega subiscono una battuta d’arresto, perdendo entrambe due decimi di punto. Gli azzurri scendono al 7,7%, mentre il Carroccio scivola al 7,2%, confermando un periodo di appannamento per i partner di minoranza del centrodestra. Nel frattempo, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci resta stabile al 3,7%, non riuscendo ad approfittare del calo degli alleati. Una nota di particolare rilievo riguarda Alleanza Verdi e Sinistra, che vede svanire tre decimi di consenso scendendo al 6,0%. Questo rappresenta il dato più basso registrato dalla lista da inizio anno, segnando una flessione preoccupante che riporta la formazione ai minimi storici dell’ultimo periodo.
Terzo polo e soglie di sbarramento
La vera notizia di rottura di questa settimana riguarda però l’area centrista, dove si registra un rimescolamento significativo. Azione subisce un colpo durissimo, tornando al di sotto della fatidica soglia di sbarramento. Dopo una lunga serie di rilevazioni che vedevano il partito di Carlo Calenda stabilmente sopra il limite necessario per entrare in Parlamento, l’attuale 2,8% suona come un campanello d’allarme. Di contro, Italia Viva di Matteo Renzi mostra segni di vitalità e sale al 2,6%, tallonando da vicino i diretti concorrenti e riducendo il distacco a soli due decimi. In fondo alla classifica troviamo +Europa, che rimane sostanzialmente ferma all’1,9%, lontana dal poter ambire a un ruolo da protagonista nel breve periodo. La frammentazione in quest’area politica continua a penalizzare le singole sigle, rendendo il superamento dello sbarramento una sfida costante e incerta.


