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Cosa succede davvero dentro a Fratelli d’Italia, il retroscena bomba

Pubblicato: 13/05/2026 09:54

Dietro l’immagine compatta di Fratelli d’Italia, costruita negli anni attorno alla leadership di Giorgia Meloni, continuano a muoversi equilibri, rivalità e rapporti di forza interni che il partito ha sempre cercato di tenere lontani dai riflettori. È questo il quadro delineato da un retroscena pubblicato da Repubblica, che racconta un partito ufficialmente senza correnti ma ancora attraversato da aree di influenza, alleanze territoriali e scontri sotterranei.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, dentro FdI sopravvivrebbero dinamiche che ricordano da vicino i tempi di Alleanza nazionale e della leadership di Gianfranco Fini, quando le correnti erano dichiarate apertamente, organizzate e riconoscibili. Allora esistevano gruppi strutturati con sedi, fondazioni culturali, riviste e appuntamenti politici ben definiti. C’erano le aree guidate da Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, quelle vicine a Gianni Alemanno e Francesco Storace, oltre ai gruppi riconducibili ad Adolfo Urso, Altero Matteoli e Fabio Rampelli.

Oggi, invece, Fratelli d’Italia si presenta come una forza politica compatta, priva di correnti ufficiali e completamente allineata attorno alla presidente del Consiglio. Ma, secondo il retroscena di Repubblica, dietro questa immagine continuerebbero a esistere “fratelli-coltelli”, potentati locali e tensioni interne sempre più evidenti.
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Il caso Giuli e il ministero della Cultura

Uno degli esempi citati dal quotidiano riguarda il ministero della Cultura e la posizione del ministro Alessandro Giuli. Secondo quanto riportato da Repubblica, il ministro si sarebbe trovato fin dall’inizio a convivere con figure considerate vicine ad altri centri di potere interni al partito.

Nel retroscena vengono indicati diversi nomi associati alle varie aree della maggioranza: la capa di gabinetto Valentina Gemignani vicina a Ignazio La Russa, Emanuele Merlino accostato al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e l’ex segretaria particolare Elena Proietti ritenuta in contatto con Arianna Meloni.

Una fonte citata dal quotidiano sostiene che proprio questi equilibri avrebbero contribuito a creare tensioni crescenti all’interno del ministero. «A Giuli hanno fatto subito capire che il vero ministro era Fazzolari, attraverso Merlino. Un’umiliazione continua», viene riportato nel retroscena.

La vicenda viene interpretata come il sintomo di un problema più ampio: la difficoltà di mantenere unito un partito cresciuto rapidamente e diventato nel giro di pochi anni il principale riferimento del centrodestra italiano.

Lombardia e Sicilia, i fronti più delicati

Secondo Repubblica, una delle aree interne più forti continua a essere quella riconducibile al presidente del Senato Ignazio La Russa, soprattutto in Lombardia e Sicilia.

In Lombardia il confronto più acceso sarebbe quello con l’europarlamentare Carlo Fidanza, indicato come uno dei dirigenti emergenti del partito. Sullo sfondo ci sarebbe già la partita per la candidatura alla guida della Regione nel 2028, con le diverse aree interne impegnate a consolidare il proprio peso politico.

Il quotidiano collega a queste tensioni anche le difficoltà attraversate da Federica Picchi, sottosegretaria regionale considerata vicina a Fidanza e finita nel mirino di franchi tiratori interni alla maggioranza.

Altro capitolo delicato sarebbe quello della Sicilia, dove Fratelli d’Italia avrebbe dovuto affrontare divisioni interne e contrasti politici sempre più evidenti. Repubblica ricorda il commissariamento del partito nell’isola e lo scontro tra Salvo Pogliese e Giampiero Cannella, arrivati ormai a confrontarsi pubblicamente anche attraverso comunicati stampa.

Nel retroscena trovano spazio anche le tensioni legate alle inchieste che hanno coinvolto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno e l’assessora regionale Elvira Amata, figure considerate vicine rispettivamente a La Russa e al ministro Francesco Lollobrigida.

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Il ruolo di Rampelli e la partita su Roma

Tra le aree che continuano a mantenere un forte radicamento politico viene indicata anche quella vicina a Fabio Rampelli, storico esponente della destra romana.

Secondo Repubblica, dopo il congresso del 2024 il vicepresidente della Camera avrebbe scelto di evitare uno scontro diretto interno ritirando il proprio candidato alla segreteria. Tuttavia il suo peso politico resterebbe significativo soprattutto nella capitale.

Sul tavolo ci sarebbe anche il tema della futura candidatura a sindaco di Roma, con Rampelli che, secondo il retroscena, attenderebbe ancora un segnale definitivo da Giorgia Meloni.

L’immagine che emerge dal racconto di Repubblica è quella di un partito che, pur avendo ufficialmente cancellato le correnti, continua a essere attraversato da rivalità, aree di influenza e tensioni interne. Una realtà che convive con la linea pubblica dell’unità totale attorno alla leadership della premier.

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