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“Porte aperte alle opposizioni”. Giorgia Meloni parla in Senato, ma è caos: “Vive in una bolla”

Pubblicato: 13/05/2026 18:23

Giornata ad alta tensione politica al Premier Time in Senato, dove Giorgia Meloni è intervenuta a Palazzo Madama rispondendo alle interrogazioni della maggioranza e delle opposizioni. Un confronto durato oltre un’ora e mezza, segnato da attacchi, rivendicazioni e scontri diretti sui principali temi economici e sociali del Paese.

L’appuntamento parlamentare arriva in un momento delicato per il governo, anche alla luce delle polemiche seguite al referendum. La presidente del Consiglio ha scelto una linea comunicativa più diretta e combattiva, puntando a rilanciare i risultati ottenuti dall’esecutivo su salari, lavoro, casa e sviluppo del Mezzogiorno.

Tra gli annunci più rilevanti della giornata c’è quello sulla ripresa del nucleare in Italia. Rispondendo a un’interrogazione di Azione, Meloni ha dichiarato: “Entro l’estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”.

Nel confronto con Carlo Calenda, la premier si è detta disponibile anche a una possibile cabina di regia condivisa con le opposizioni per affrontare le emergenze strategiche del Paese. “Le mie porte sarebbero ancora aperte per chiunque abbia voglia di mettere da parte l’interesse di partito per l’interesse nazionale”, ha affermato Meloni, sottolineando però le difficoltà incontrate finora nel dialogo con le opposizioni.

Il momento più acceso del Premier Time è arrivato con il duro botta e risposta tra Giorgia Meloni e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha attaccato il governo definendolo “una famiglia Addams” e accusando la maggioranza di essere incapace di affrontare le sfide economiche e internazionali. “Non è colpa mia se invece di un governo sembrate una famiglia Addams, li avete scelti voi”, ha dichiarato Renzi in aula.

Meloni ha replicato rivendicando la stabilità del suo esecutivo: “Al netto di accuse e insulti c’è oggettivamente poco di cui parlare”. La presidente del Consiglio ha poi rilanciato gli obiettivi del governo per l’ultimo anno di legislatura, promettendo interventi per rafforzare salari, potere d’acquisto, natalità e occupazione. “Direi che il governo Meloni ha fatto un buon lavoro”, ha concluso.

Sul fronte economico, la premier ha bocciato con decisione il salario minimo, sostenendo che nei Paesi dove è stato introdotto “rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più”. Meloni ha comunque riconosciuto che gli stipendi italiani restano troppo bassi, ma ha rivendicato un’inversione della tendenza sul potere d’acquisto delle famiglie.

Rispondendo alle opposizioni, la presidente del Consiglio ha inoltre difeso i dati sull’occupazione e gli investimenti nel Sud. “Sotto questo governo i precari sono diminuiti di 550mila unità”, ha dichiarato parlando del lavoro giovanile. Poi il riferimento alla Zes unica, che secondo Meloni avrebbe già generato oltre 55 miliardi di euro di investimenti autorizzati nel Mezzogiorno.

Non sono mancati infine gli attacchi al Movimento 5 Stelle sul tema del Superbonus. “Sapete quando finiremo di pagarlo? Nel 2027, quando finirà il nostro mandato”, ha detto Meloni replicando alle critiche di Stefano Patuanelli. E nel finale, rispondendo al Pd, ha rivendicato il rapporto diretto con gli italiani: “Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale”. Immediata la replica del dem Francesco Boccia: “Il Paese è con voi? Al referendum non ce ne siamo accorti”.

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