
Per giorni in Italia si era parlato quasi soltanto di lui. L’onda emotiva costruita attorno a Sal Da Vinci sembrava destinata a trascinare l’Italia verso una notte storica all’Eurovision 2026. E invece il verdetto finale arrivato da Vienna ha lasciato soprattutto amarezza. Il cantante napoletano ha chiuso al quinto posto, lontano dalla vittoria e soprattutto molto distante dalle aspettative create nelle settimane precedenti alla finale.
La delusione più grande è arrivata al momento del televoto. Era lì che molti immaginavano la rimonta italiana, convinti che il pubblico europeo avrebbe premiato il calore e la forza emotiva di Per sempre sì. Ma qualcosa non ha funzionato. I voti sono stati molto inferiori rispetto alle previsioni e il brano non è riuscito a trasformarsi in quel fenomeno continentale che in tanti avevano immaginato dopo il successo ottenuto a Sanremo.
La canzone troppo italiana
Uno dei motivi principali riguarda probabilmente proprio l’identità del pezzo. La canzone di Sal Da Vinci aveva un’anima fortemente italiana, melodica, intensa, teatrale. Caratteristiche che in Italia hanno conquistato il pubblico, ma che all’Eurovision non sempre funzionano allo stesso modo. Il concorso europeo tende spesso a premiare brani immediati, facilmente riconoscibili anche da chi ascolta trenta canzoni diverse in poche ore e magari non comprende nemmeno il testo.
Molti spettatori stranieri hanno percepito l’esibizione italiana come molto tradizionale rispetto ad altri concorrenti che puntavano su scenografie futuristiche, ritmi elettronici o performance costruite appositamente per diventare virali sui social. L’Italia ha scelto l’emozione classica. Altri Paesi hanno scelto lo spettacolo totale.
A questo si sono aggiunte alcune incertezze durante l’esibizione live. Sui social, già dopo le semifinali, diversi utenti avevano notato una prova vocale meno pulita rispetto a quella vista a Sanremo. Nulla di clamoroso, ma abbastanza per indebolire l’impatto in una gara dove bastano pochi dettagli per perdere migliaia di voti.
Il limite del televoto europeo
C’è poi un elemento che ogni anno torna decisivo all’Eurovision: la geografia del voto. Alcuni Paesi possono contare su alleanze culturali, linguistiche o regionali molto forti. L’Italia invece spesso ottiene consenso diffuso, ma fatica a costruire quei pacchetti di voti pesanti che spostano davvero la classifica finale.
Per vincere serviva un brano capace di rompere ogni barriera linguistica e culturale, entrando immediatamente nella testa del pubblico europeo. Stavolta non è successo. La Bulgaria, che ha poi trionfato, ha portato sul palco un pezzo molto più internazionale, pensato per funzionare ovunque e soprattutto perfetto per il linguaggio dei social e delle clip virali.
Resta così una sensazione doppia. Da una parte il successo italiano di Sal Da Vinci, capace comunque di riportare entusiasmo attorno all’Eurovision. Dall’altra la realtà europea, che ha raccontato una storia diversa. In Italia era il favorito emotivo. In Europa, semplicemente, non è bastato.


