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Modena e lo scontro nel governo: Salvini accelera sulle espulsioni, Tajani lo gela

Pubblicato: 17/05/2026 12:48

La tragedia di Modena diventa immediatamente terreno di scontro politico dentro la maggioranza. Mentre la città prova ancora a fare i conti con le immagini dell’auto lanciata sui passanti, con i feriti gravissimi e con le amputazioni subite da alcune vittime, nel governo esplode una frattura che va oltre il singolo episodio e tocca uno dei nervi più scoperti della politica italiana, quello dell’immigrazione, della sicurezza e dell’identità nazionale. E a rendere tutto ancora più delicato è il fatto che il presunto responsabile, il 31enne Salim El Koudri, non sia uno straniero con permesso di soggiorno, ma un cittadino italiano nato a Bergamo da famiglia di origini marocchine.

È su questo punto che si consuma il botta e risposta tra i due vicepremier. Matteo Salvini sceglie di rilanciare immediatamente la linea dura della Lega, insistendo sulla necessità di revocare il permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati gravi. Antonio Tajani, invece, replica ricordando che nel caso di Modena il tema del permesso di soggiorno non c’entra nulla, perché l’uomo fermato è italiano. Una risposta che non è soltanto tecnica o giuridica, ma anche politica, perché segnala ancora una volta le differenze profonde tra la linea leghista e quella più istituzionale di Forza Italia.

Salvini rilancia la stretta

Il leader della Lega ha annunciato di aver dato mandato a un gruppo di giuristi di lavorare a nuove proposte sulla sicurezza, introducendo un meccanismo simile alla patente a punti per gli immigrati. L’obiettivo dichiarato è rendere automatica la revoca del permesso di soggiorno per chi commette determinati reati, con conseguente espulsione immediata dal territorio italiano.

Nella nota diffusa dal partito, il permesso di soggiorno viene definito “un atto di generosità e fiducia del popolo italiano”, fiducia che, secondo la Lega, verrebbe meno nel momento in cui si commettono reati. Una linea che Salvini aveva già evocato nelle ore immediatamente successive all’attacco, quando ancora non erano chiari né il profilo dell’uomo né il possibile movente.

La replica di Tajani arriva però in modo netto. Il ministro degli Esteri sottolinea che l’uomo “non aveva un permesso di soggiorno” e che si tratta di “un cittadino italiano”. Forza Italia prova così a riportare il dibattito sul terreno dei fatti, evitando di trasformare automaticamente la vicenda in uno scontro ideologico sull’immigrazione.

Il caso diventa terreno di battaglia politica

Nel frattempo il dibattito politico si allarga. Carlo Calenda invita alla prudenza, criticando quello che definisce il tentativo di sfruttare elettoralmente la rabbia e la paura prima che siano chiarite le motivazioni del gesto. Restano infatti aperte diverse ipotesi, dalla radicalizzazione islamista a un possibile squilibrio psichico, oppure una combinazione dei due elementi.

Ancora più dura la posizione di Roberto Vannacci, che torna a evocare la “remigrazione”, sostenendo che episodi come quello di Modena dimostrerebbero l’incompatibilità di alcune culture con quella italiana. Una posizione che riporta al centro del dibattito la questione dell’integrazione delle seconde generazioni e del rapporto tra cittadinanza formale e appartenenza culturale.

Sul piano istituzionale, invece, prevale il tono della solidarietà. Giorgia Meloni ha annullato il viaggio previsto a Cipro per rientrare in Italia e raggiungere Modena insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Prevista la visita ai feriti e agli operatori intervenuti per fermare l’aggressore, mentre Forza Italia ha chiesto il conferimento della Medaglia al Valor Civile ai cittadini che hanno bloccato l’uomo dopo l’investimento.

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