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Rimborso Irpef, chi non lo riceverà subito e perché: cosa succede

Pubblicato: 18/05/2026 13:54

Con l’apertura della procedura per il 730 precompilato, disponibile dal 14 maggio, entra nel vivo anche la stagione dei rimborsi fiscali per milioni di contribuenti italiani. Ma se per i lavoratori dipendenti i conguagli possono arrivare già in estate, per molti pensionati i tempi saranno più lunghi e bisognerà attendere diversi mesi prima di vedere l’accredito sul proprio assegno.

Per chi presenta rapidamente la dichiarazione dei redditi, i dipendenti possono ottenere il rimborso Irpef direttamente nella busta paga di luglio. Diversa invece la situazione dei pensionati: gli accrediti arriveranno infatti soltanto nei cedolini Inps di agosto o settembre, a seconda della data di trasmissione del modello 730.

L’Inps, infatti, agisce come sostituto d’imposta, trattenendo ogni mese le imposte sulle pensioni. Con la dichiarazione dei redditi viene poi effettuato il ricalcolo complessivo della posizione fiscale del contribuente, tenendo conto di detrazioni, deduzioni e spese sostenute durante l’anno.

Dal conguaglio possono emergere due scenari differenti. Nel caso in cui il contribuente abbia versato più tasse del dovuto, scatterà un rimborso Irpef. Se invece le trattenute applicate nel corso dell’anno risultano insufficienti, il pensionato si troverà a dover restituire una parte delle somme attraverso nuove trattenute sull’assegno pensionistico.

Tra le spese che più frequentemente consentono di ottenere un credito fiscale figurano le spese sanitarie, gli interessi sul mutuo della prima casa, i costi scolastici e i premi assicurativi. Proprio per questo Caf e consulenti consigliano di controllare attentamente tutta la documentazione prima dell’invio della dichiarazione.

Le tempistiche dei pagamenti dipendono strettamente dal momento in cui viene trasmesso il modello 730. Chi invia la dichiarazione entro maggio riceverà generalmente il rimborso ad agosto. Per gli invii effettuati a giugno, invece, l’accredito slitterà a settembre. In caso di trasmissione nei mesi successivi, il pagamento verrà disposto nel mese seguente alla ricezione del prospetto fiscale da parte dell’Inps.

Per questo motivo gli esperti invitano a non aspettare la scadenza del 30 settembre, soprattutto quando si prevedono rimborsi elevati. Anticipare l’invio della dichiarazione può infatti ridurre sensibilmente i tempi di accredito e permettere di recuperare prima le somme spettanti.

Chi invece risulta a debito dovrà fare i conti con trattenute dirette sulla pensione. Per gli assegni fino a 18mila euro annui e per debiti superiori ai 100 euro, il recupero delle somme potrà essere rateizzato tra maggio e novembre 2026, alleggerendo così l’impatto mensile sulle pensioni più basse.

Resta poi il nodo delle addizionali regionali e comunali, che secondo diverse analisi continuano a ridurre l’effetto reale degli aumenti pensionistici legati alla perequazione. In molte aree del Paese, infatti, l’aumento del prelievo fiscale locale rischia di assorbire buona parte degli adeguamenti previsti contro l’inflazione.

Situazione diversa, infine, per i pensionati senza sostituto d’imposta o per chi sceglie il rimborso diretto dell’Agenzia delle Entrate. In questi casi il pagamento avverrà tramite bonifico sul conto corrente indicato nella dichiarazione, ma con tempi decisamente più lunghi: entro dicembre 2026 per importi fino a 4mila euro ed entro marzo 2027 per somme superiori o soggette a controlli preventivi. Fondamentale, per evitare ritardi, verificare che l’Iban comunicato all’Anagrafe Tributaria sia corretto e aggiornato.

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