
Le dinamiche della violenza urbana interpellano da sempre l’opinione pubblica, costringendola a interrogarsi sui confini labili che separano il risentimento individuale dalle più ampie derive ideologiche della nostra epoca. Quando la cronaca registra eventi di straordinaria gravità in spazi pubblici, la necessità di fare chiarezza si scontra inevitabilmente con la complessità di interpretazioni che oscillano tra il movente politico e la fragilità della mente umana. Non si tratta soltanto di analizzare la fredda dinamica dei fatti, ma di comprendere le radici profonde di un disagio che, se non intercettato in tempo dalle strutture di vigilanza preposte, rischia di esplodere in maniera del tutto imprevedibile. In questo scenario, le risposte ufficiali delle istituzioni cercano di tracciare un perimetro di razionalità attorno a episodi che scuotono la sicurezza collettiva, lasciando aperte domande cruciali sui meccanismi di emulazione e sui segnali d’allarme che troppo spesso rimangono inascoltati nel tessuto sociale.
Il caso di Modena: tra disagio psichico ed emulazione
“Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare” è uno dei deliri di Salim El Koudri risalente al 2021, quando non gli avevano rinnovato un contratto di lavoro. L’italiano di origine marocchina, che si è lanciato come un ariete con la sua utilitaria sui passanti nel centro di Modena, avrebbe agito a causa di turbe mentali e non per terrorismo. Anche se il modus operandi è lo stesso della tattica dei “mille tagli” lanciata dall’Isis per colpire “ebrei e cristiani” ovunque, senza esplosivi o armi da fuoco. “La tentata strage è l’effetto di una pura emulazione di attacchi terroristici, attraverso cui sfogare la propria rabbia. Al momento, però, non è emerso ancora nulla che indichi una radicalizzazione islamica o altri estremismi”, spiega una fonte vicina agli ambienti investigativi che segue il caso. El Koudri odiava un po’ tutti, compresi i genitori. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, arrivato a Modena per un vertice ha sottolineato che “gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti”, ma il fatto sembra collocabile “in una situazione di disagio psichiatrico”. In pratica era impossibile che l’antiterrorismo intercettasse la follia di El Koudri fermandolo in tempo, ma forse avrebbero dovuto cogliere dei segnali d’allarme i servizi sociali.
Una delle fonti sul campo sottolinea che “non emerge una matrice jihadista: nessuno, dopo aver travolto volutamente i passanti, lo ha sentito urlare o esclamare in arabo frasi come Allah o akbar o morte agli infedeli”. E alle prime domande, appena fermato, “è emerso un giovane confuso, che ha difficoltà ad articolare un pensiero concreto. E non era né ubriaco, né drogato”. El Koudri, fedina penale pulita, risultava in cura dal 2022 al 2024 in un Centro di salute mentale in provincia di Modena, “ma poi si è allontanato non rispettando più gli appuntamenti”, spiega chi segue il caso, e avrebbe interrotto l’assunzione di farmaci prescritti per i suoi problemi psichiatrici.
Le indagini e l’ombra dell’effetto emulazione
Oltre alla procura di Modena indaga la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bologna. “Non ha alcun profilo Instagram attivo. Meta lo aveva bloccato sui social tempo addietro a causa di messaggi volgari, offensivi e schizofrenici, che sfociavano in molestie sexuati”, rivela una delle fonti. Il deputato della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone fa notare “che avere delle problematiche psichiatriche non esclude l’essersi radicalizzati e diventare un terrorista islamico. Per giunta ben inserito in Italia”. L’effetto emulazione con la macchina ariete e il coltello sembra ispirato dal modus operandi rilanciato lo scorso anno sulla rivista digitale al Naba dello Stato islamico, in risposta alla guerra a Gaza. L’editoriale è un appello ad agire: “O musulmani… colpite gli ebrei e i loro convogli, nelle strade e sulle strade d’America e d’Europa”. In realtà non è l’unico caso di psicopatico che emula un attacco terroristico pur non essendo un jihadista. L’ultimo, con una dinamica simile, ha provocato due morti e 20 feriti a Lipsia, in Germania, il 4 maggio. Il conducente della macchina ariete era un tedesco, che soffriva di problemi psichiatrici. Il computer e il telefonino sequestrati ad El Koudri sono nelle mani degli esperti informatici, che stanno cercando qualsiasi traccia per individuare il movente, ma al momento non è saltato fuori nulla di significativo sulla matrice o attivazione di carattere jihadista.


